Una lettera, dedicata ad un amico che gioca in una prima squadra di rugby, visto con gli occhi di un bambino del mini rugby.
Amico Mio, ti ho visto una domenica, quando sono tornato a casa dopo un torneo, era tardi ed ero stanco, mi scappava la pipì.
Sono entrato al Club e tu eri là con il tuo allenatore e tutta la squadra, non vi avevo mai visti tutti insieme fuori dal campo.
Mi batteva forte il cuore e mi sono fermato a guardarti.
Tu guardavi la partita in tv, ma speravo che alzassi gli occhi su di me e sorridendo mi chiedessi come era andata.
Ti avrei raccontato di quanto erano grossi gli avversari e della paura che mi facevano quando venivano verso di me.
Ti avrei detto che avevo placcato bene anche se uno mi era scappato ed aveva fatto meta.
Sai, ho preso anche una botta e mi veniva da piangere, io non volevo farmi vedere ma le lacrime venivano giù da sole; mi hanno fatto una rabbia!
È vero che un rugbista non piange mai? L'allenatore me lo dice sempre, io però ci credo poco; vorrei sapere da te se è proprio vero.
Ma tu da piccolo come giocavi? A me cade ancora la palla.
Come hai fatto tu ad imparare a passare, a placcare, a rialzarti velocemente per sostenere un compagno? Io non ci riesco, il mio allenatore mi dice che lo imparerò, ma io non ne sono tanto sicuro.
Sai, quando vado a scuola o al campo giochi, vorrei raccontare a qualcuno quello che faccio. Dove abito io però, fanno tutti calcio. A volte i bambini ridono di me e non mi fanno giocare con loro, vorrei sapere se anche tu da piccolo eri solo come me.
A volte vorrei andare anch'io a calcio così sarei come gli altri.
Un giorno, durante l'allenamento, ho visto un tuo compagno di squadra entrare in campo e salutare un mio amico.
L'ho invidiato da morire; poi quando ho guardato il mio amico aveva uno strano sorriso ed era tutto rosso, mi pareva anche diventato più alto. Vorrei che succedesse anche a me, ti vorrei ai miei allenamenti a spiegarmi dove sbaglio e a correre con me. Il mio allenatore è bravo, ma voglio dirti un segreto! Secondo me non ce la fa più a correrci dietro.
Vorresti essere mio amico? Racconterei a tutti i miei amici di te, di quanto sei importante per la squadra, di tutte le cose che imparo guardandoti. Direi tutte le domeniche a papà : "Devo andare alla partita. Il mio amico mi aspetta, devo tifare per lui".
Un bambino qualsiasi del mini rugby
Vi siete mai fermati a guardare un bambino? Ascoltare i suoi discorsi, leggere le emozioni nei loro sguardi e nei loro sorrisi?
Io l'ho fatto ed ho visto come vi guardano e vi ammirano, fermatevi anche voi, forse i loro desideri e i loro problemi non vi sembrano lontani. Forse anche voi eravate come loro e lo avete dimenticato e forse loro diventeranno come voi, lo vogliono tanto.
Grazie.
Uno dei progetti, voluti da John Verster era quello di cominciare a creare le parentele tra Dirigenti e Giocatori di tutte le categorie e di tutte le età. E' un progetto molto ambizioso e difficile da avviare, ma se tutto funziona sarà una cosa strepitosa.
Ogni giocatore avrà sotto la sua tutela e controllo, la responsabilità, educativa e tecnica, di un "Figlio" che apparterrà ad una categoria inferiore. A sua volta questo "Figlio" avrà un'altro "Figlio" e così via fino ad avere dei "Nonni" e dei "Bisnonni" partendo dai Dirigenti ed arrivando all'Under 7. In questo modo ci sarà sempre un collegamento tra Prima Squadra (punto d'arrivo dei piccoli giocatori) e settore mini rugby con una notevole diminuzione di dispendio di energie a vantaggio di una maggiore responsabilizzazione dei componenti di tutta la Società Sportiva.
Lo so che ci sono molte difficoltà da superare per questo progetto, ma se vogliamo crescere e migliorarci tutti penso si debba provare in quanto il futuro di questa Società Sportiva è molto importante e, forse, dipende anche dalle idee nuove, progetti o quant'altro serva per CRESCERE INSIEME.
Un'altra bellissima poesia del "Torre", tratta dalla rete, su cosa prova un capitano prima della partita.
Cercherai parole che dovresti ricordare.
Cercherai parole che dovresti dire.
Cercherai parole per evocare una emozione.
Cercherai parole per far stringere pugni.
Cercherai parole per ignorare la paura.
Cercherai fra quattro pareti bianche tappezzate di abiti,
in attesa degli uomini che li hanno appesi,
di raccogliere ogni sguardo.
Guarderai quel silenzio che hai evocato,
stringere ogni mano e formare una catena invisibile
ed ogni anello spererai abbia oggi, la forza
di non spezzarsi.
Chiamerai a raccolta i tuoi sogni mentre stringerai una fascia invisibile sul braccio,
chiamerai a raccolta gesti che assomigliano ad una danza,
perché tutti i muscoli oggi dovranno soffrire.
Mentre il tempo ti sembrerà fermarsi
aspettando che qualcuno spezzi quell'incantesimo con un fischio,
ricorderai a te stesso
che non ti sarà concesso sbagliare,
non ti sarà concesso dubitare,
non ti sarà concesso non rischiare
ma poi ti sembrerà un buon giorno per provare a guardare il mondo
da un prato verde.
Il Torre
Una bellissima poesia, tratta dalla rete, sulle emozioni di un giocatore di rugby.
La pinza fatica
sul tacchetto corroso.
Stringe il metallo limato dal tempo e dalla caparbietà.
Forse quelle scarpe meriterebbero un chiodo a cui appendere gioie illusioni.
Un chiodo per reggere ricordi, immagini di pomeriggi nebbiosi e serate
mentre una bruma fredda invadeva pensieri e scarpe bagnate.
Un chiodo per reggere risate e debolezze,
donne sognate e vittorie mancate.
Ma la pinza ha vinto la sua battaglia e un tacchetto luccicante
stasera servirà per dimenticare chiodi, muri e il tempo che cerca
di spegnere le emozioni.
Una bellissima poesia australiana, di Peter Fenton, sul gioco del rugby.
There is a spirit in the wallabies
mere words cannot describe
it's as if they had descended
from some legendary tribe
there's a kinship, a tradition
as in days so long since past
of crusaders, of knights in armour
and of men before the mast
there's a thrill you cannot appreciate
a pride you cannot tell
lest you wear your nation's jumper
and you wear it really well
when you mark before the forward rush
so doing turn the tide
when you make that vital tackle
and your line is open wide
when you go down on the rolling ball
and dare the tramping feet
when your lift your aching body
and the opposition meet
when you burst away from tacklers
and you make the winning run
and you come back heart a' thumbing
and your team mates say well done
but it isn't just the winning
nore the score ,nore the cheers
it's the friendship and the memories
that last you through the years
it's the cameraderie
that's born of valour not of fame
it's the sheer exilaration
when you play the running game.
Peter Fenton
C'è uno spirito negli wallabies
che le mere parole non san dire
è come se discendessero
da qualche tribù leggendaria
c'è un legame, una tradizione
da tempi passati da molto
di crociati e di cavalieri in arme
e di capitani di navi
c'è un'emozione che non si apprezza
un orgoglio impossibile a dirsi
che ti ricorda che indossi la maglia della tua nazionale
e la indossi molto bene
quando chiami il mark di fronte
alla carica degli avanti
fermando così la marea
quando placchi inesorabilmente
con la linea di meta sguarnita
quando ti butti sulla palla che rotola
e sfidi i piedi calpestanti
quando sollevi il corpo dolorante
ed incontri l'avversario
quando schivi i placcatori
e fai una volata vincente
tornando indietro col cuore pulsante
ed i tuoi compagni ti dicon ben fatto
ma non sono le vittorie
né i risultati, né il tifo
sono l'amicizia, i ricordi
è la solidarietà
che viene dai valori non dalla fama
è l'assoluta gioia
che c'è quando giochi il gioco dove si corre.
Peter Fenton
Una bellissima poesia del "Torre", tratta dalla rete, su cosa prova un giocatore vero ogni domenica quando scende in campo.
Ogni maledetta domenica,
con ogni tempo in ogni stagione, ad ogni latitudine,
qualcuno inizia questo gioco calciando una palla ovale.
Ad una latitudine lontana, questo è l'inizio dì una celebrazione
che riporta ad una religione, ad un rito mistico.
Ogni maledetta domenica,
prima che un arbitro fischi il cuore batte un po' più forte
e quindici paia di occhi guardano una riga di calce bianca
lontana qualche decina di metri, con infissi due pali di metallo verniciato.
Bisognerà combattere per arrivare fin la sotto.
Bisognerà impegnarsi tutti insieme.
Ogni maledetta domenica,
sarà più dolce il cammino verso l'uscita dal prato, se la vittoria sarà arrivata.
Ogni maledetta domenica,
sarà più pesante il passo, se l'accompagna la sconfitta
e un po' più amara la birra che spegne la sete e i pensieri.
Ma ogni maledetta domenica il cuore è pronto a correre un po' più torte
perché vuoi aggrapparti a quella palla dalla forma strana.
Perché se la stringe il tuo avversario devi riprenderla, ad ogni costo.
Hai visto una goccia del tuo sangue scendere da un solco lasciato
da questa maledetta domenica.
Il tempo però non è ancora finito e quello che questa maledetta domenica
non sa, è che abbiamo deciso di vincere!
Il Torre
Un'altra bellissima poesia del "Torre", tratta dalla rete, su cosa prova un giocatore prima della meta.
La polvere si è alzata laggiù, sulla sottile linea bianca.
Si è alzata mentre una fatica spingeva ossa, tendini e cuore,
mentre qualcosa dentro di te urlava ancora.
Il cielo sta ormai respirando quella polvere
mentre anche tu ne senti il sapore.
In un silenzio fatto di urla, abbracci e pugni alzati,
i tuoi occhi stanno guardando le tue braccia, oltre quella,
sottile linea bianca.
I tuoi occhi stanno guardando quella palla,
che stringono le tue braccia, oltre quella
sottile linea bianca.
I tuoi occhi stanno guardando uno sbuffo di vapore,
in questa giornata di grigio inverno farsi parola e sentirtela urlare:
"META"!!
Il Torre
Ci siamo mai domandati che cosa significa essere persone ragionevoli?
Regnava una volta nella lontana città di Wirani un re che era potente e saggio.
Egli era temuto per il suo potere e amato per la sua saggezza.
Nel centro di quella città c'era un pozzo di acqua fresca e cristallina dal quale
bevevano tutti gli abitanti della città,
compreso il re e i suoi cortigiani, perché era l'unico.
Una notte, quando tutti dormivano, entrò nella città una strega e
versò nel pozzo sette gocce di uno strano liquido e disse:
"Da questo momento chi berrà quest'acqua diventerà pazzo".
Al mattino seguente, tutti gli abitanti escluso il re e il suo ciambellano,
bevvero l'acqua del pozzo e diventarono pazzi, così come aveva pronosticato la strega.
E durante quel giorno tra la gente, nelle stradicciole e nei mercati, non si smetteva di
sussurrarsi reciprocamente che il re era diventato pazzo.
"Il nostro re e il ciambellano hanno perso la ragione.
Indubbiamente non possiamo lasciarci governare da un re pazzo. Dobbiamo detronizzarlo".
Quella notte il re ordinò che si riempisse una coppa d'oro con l'acqua del
pozzo e quando gliela portarono bevve e ne offrì anche al suo ciambellano.
Si sparse allora una grande allegria nella città di Wirani perché il re e il suo
ciambellano avevano recuperato la ragione.
Goccia di felicità:
Ci siamo mai domandati che cosa significa essere persone ragionevoli? E quanto siamo obiettivi quando giudichiamo il nostro rapporto con gli altri e viceversa?
Inizio degli allenamenti con festa finale.
Inizia una stagione che si preannuncia esaltante per i draghetti (che bel nomignolo) del mini rugby.
Si raccomanda la presenza anche per iniziare la preparazione che ci porterą al nostro torneo interno del 28 settembre (vedi news).
In bocca al lupo a tutti.
rcv web
Nessun risultato.