Quando, come e dove è nato il rugby.
Fin dai tempi più remoti, documenti di illustri personaggi dell'epoca, attestano l'esistenza di un gioco o meglio di una disciplina prima militare e poi sportiva, in cui vi è l'impiego di una palla.
Già nel V° o IV° secolo, presso i greci era in voga l'episkiros o phoeninda, gioco con vaghe rassomiglianze al calcio. Ancora prima forse nel secolo VII° a.C. i berberi sembra che praticassero il Koura, di cui in verità sappiamo ben poco, ma sembra certo che la palla venisse giocata con i piedi.
Dall'episkiros derivò l'harpastum dei romani, (I° secolo d.C.) il quale essendo un gioco assai pesante, era praticato in modo particolare dai legionari i quali lo diffusero presso altri popoli, durante le lunghe guerre di conquista.
Presso i romani però erano in voga altri tipi di gioco con la palla.
Uno era il follis, che veniva giocato tra due gruppi di uomini i quali si fronteggiavano respingendo un pallone pieno d'aria, gettato in alto dal battitore per mezzo di un bracciale di legno con punte smussate.
Oltre al follis vi era la paganica, palla imbottita di penne e la pila comune, palla piccola e dura che veniva usata nel pedagogium dei ragazzi che, disposti ai vertici di un triangolo, la respingevano in giro con una racchetta o a mano.
L'harpastum veniva giocato da due squadre composte da due giocatori i quali, fronteggiandosi in duri duelli di lotta, cercavano di spingere la palla al di là del limite avversario.
Tra i popoli conquistati da Roma, vi furono i Britanni, i quali ben presto impararono così bene il gioco da sconfiggere gli stessi legionari, in un incontro che sembra esser avvenuto nel 276 d.C.
Notizie più precise e più attendibili di un gioco praticato con il pallone, si hanno nel XV° secolo in alcuni documenti, in cui si ha del gioco la seguente definizione “è calcio anche nome di un gioco, proprio della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, rassomigliandosi alla sferomachia, passata da Greci a Latini a noi”.
Questo gioco del calcio si praticava abitualmente in piazza S. Croce in Firenze, dalle Calende di gennaio a carnevale, e si ha notizia di una “caccia”(partita) disputata sull'Arno nell'inverno del 1491.
Inizialmente giocato dai nobili della città, esso fu poi praticato dai “baldi giovani” dei quattro rioni fiorentini i quali si davano convegno in piazza in occasioni particolari.
Ma senz'altro la partita più famosa e che racchiuse lo stesso spirito del gioco, fu quella giocata il 17 Febbraio 1530 allorché Firenze, dopo quasi cinque mesi di assedio, stava soccombendo alle preponderanti forze imperiali di Carlo V.
L'orgoglioso carattere dei fiorentini ed il dispregio per le truppe assedianti, fece sì che quel giorno dovesse rimanere per Firenze una data storica.
Accompagnati da un gruppo di musici, che per meglio essere visti e sentiti dal nemico, si erano disposti sulla collina di Giramonte, due squadre composte da 25 giocatori ciascuna si dettero “battaglia” nella grande piazza di Santa Croce, luogo adatto più vicino alle truppe imperiali.
Nomi illustri fiorentini e di casate italiane e straniere fanno spicco fra i Calcianti che, in epoche diverse, si cimentarono in questo gioco: Lorenzo dè Medici duca di Urbino; Alessandro dè Medici duca di Toscana; Cosimo I granduca di Toscana; Francesco I granduca di Toscana; Lorenzo e Francesco figli del granduca Ferdinando I; Enrico, principe di Condé; particolare menzione meritano poi tre famosi personaggi: Giulio dè Medici poi Papa Clemente VII; Alessandro dè Medici poi Papa Leone XI; Maffeo Barberini poi Papa Urbano VIII.
È bene ricordare che tuttora in Firenze, in onore della partita dell'assedio, vengono ancora giocate tre partite l'anno, con lo stesso spirito, foga e costumi del lontano anno 1500.
Benché questo gioco si chiami calcio, o meglio “calzo” come lo chiamavano i fiorentini di allora, ben poca somiglianza ha con il calcio moderno. È vero che era permesso ed è permesso tuttora l'uso dei piedi, ma difficilmente i giocatori li impiegavano, data la ristrettezza delle porte e il pericolo di perdere la mezza caccia qualora il pallone sorvoli la porta stessa; perciò in tutto l'arco della partita il pallone viene passato da un giocatore all'altro con le mani, nella frenetica ricerca di una caccia.
Ma torniamo adesso all'harpastum che i legionari Romani avevano diffuso sia in Gallia che in Britannia.
Una disordinata trasformazione delle regole ed una sempre più accentuata violenza, avevano trasformato il gioco tanto che la pratica di esso non di rado si concludeva con feriti o morti.
Nel 1319 Filippo V “il lungo”, re di Francia e di Navarra, emanava un decreto in cui si proibiva la pratica della soule una degenerata derivazione dell'harpastum romano.
Dalla Francia alla Gran Bretagna il passo è breve e già intorno al 1200 abbiamo notizie di un gioco detto hurling over country la cui caratteristica più evidente era la violenza. Perciò anche qui, editti e diffide, fecero sì che il gioco perdesse con il passare degli anni, molti dei suoi aspetti più violenti.
Qualche secolo dopo si era già trasformato dando origine a due diverse correnti: il dribbling game, da cui originerà il moderno gioco del calcio, e l'handing game giocato soprattutto con le mani.
Nel XIX° in moltissimi colleges inglesi, il gioco del pallone era molto in voga benché si differenziasse da college a college, secondo l'uso che si faceva delle mani e dei piedi.
In molti college predominava l'hurling game, in altri il dribbling game, benché non ci fossero regole precise nell'una e nell'altra parte.
Ma il 1° Novembre 1823 accade un fatto, allora insignificante, che doveva però dare inizio alla disciplina sportiva del rugby moderno.
Mentre giocava con i compagni nel prato della Public School di Rugby, una graziosa cittadina inglese del Warwickshire, l'irlandese William Web Ellis con grande dispregio delle regole allora in vigore, prese la palla con le braccia e corse con essa determinando così l'origine di una delle caratteristiche essenziali e distintive del gioco del rugby.
L'irregolarità di Ellis consisteva non tanto nel fatto di aver afferrato la palla con le mani, il che non era proibito, ma perché dopo averla afferrata corse portandola avanti.
Ad assegnare ad Ellis la paternità ed a fare accogliere l'ipotesi che il rugby fosse nato a Rugby concorsero altri elementi. Nel 1834 entrò nella scuola della piccola città, un certo Thomas Hughes il quale, in una lettera scritta nel marzo del 1895, ricorda tra gli altri episodi, una partita giocata a Rugby con una netta predominanza dell'uso delle mani.
Un altro fattore assecondò il divulgarsi del gioco così come veniva praticato a Rugby. Nel 1829 fu nominato direttore della scuola il filosofo scolastico Thomas Arnold il quale sensibilizzò fra i suoi studenti il gioco, tanto che essi non potevano dimenticarlo una volta giunti nelle università e diffonderlo fra gli studenti.
Terzo elemento coadiuvante, fu la fortuna di annoverare tra gli studenti di Rugby, un artigiano molto abile nel rivestire di cuoio la vescica di porco che, riempita di paglia o fieno si usava come pallone.
Quell'artigiano si chiamava William Gilbert e sin dal 1800 era il fornitore dei palloni della scuola di rugby ed è molto probabile che proprio la forma ovoide della vescica di maiale abbia forme e dimensioni della palla da gioco, come pure non è da escludere che tale forma abbia in qualche misura influenzato il suo maneggio con le mani.
Inoltre proprio a Rugby il 7 settembre 1846, fu redatto da parte di alcuni studenti il primo codice dell' “handling game”.
Negli anni seguenti, molte altre scuole provvidero a darsi un proprio regolamento così che quasi ogni college aveva un modo diverso di condurre il gioco.
Il 27 settembre 1863 i rappresentanti di undici tra clubs civili e scuole si riunirono alla “Rfemason's Tavern “ e dopo una accesa discussione elencarono alcuni capisaldi di un nuovo regolamento.
Regolamento che in verità durò solamente un mese dato che dopo tale periodo il “soccer” (moderno calcio) si staccò nettamente dal rugby.
In seguito si limitò nelle squadre di rugby, sia la primordiale violenza che lo aveva caratterizzato, abolendo anche gli ultimi cinque minuti di “halleluja” (pestaggio generale) sia limitando il numero di giocatori a quindici.
In seguito si ebbero diversi modi di praticare il rugby, ma la spinta evolutiva determinante fu l'affermarsi del gioco alla “mano”. In tal modo infatti gli studenti di Oxford riuscirono per ben quattro anni dal 1881 al 1884 a vincere l'annuale confronto con i colleghi di Cambridge.
Dalle battaglie dei legionari si era così arrivati ad un gioco nuovo, praticato inizialmente dai soli gentleman dell'aristocrazia inglese e nel quale primeggiavano la lealtà ed il coraggio fisico.
Mario Lodigiani – F.I.R.
Il rugby visto da Gus Enderstein allenatore del Valpolicella.
Avere il possesso della palla è il fondamento più importante del Rugby. Significa che una squadra deve vincere la palla, trattenere la palla e usare la palla. Il possesso è fondamentale per giocare con successo a Rugby. Ed è compito degli avanti guadagnarlo.
Il compito degli avanti è di guadagnare il possesso della palla nelle mischie, nelle line out, nelle ruck e nelle maul e di trattenerlo e mantenerlo. Per questo si necessita di avanti forti, tonici, ben allenati e laboriosi. Il ruolo dell'avanti è quello di stancare, esaurire, gli avanti avversari, è lottare per erodere le capacità del pacchetto avversario e prendere possesso della palla. La vittoria paga i suoi dividendi negli ultimi 20 minuti di gioco. Gli avanti devono saper sopportare il duro sforzo del contatto fisico, che sorge per molti nel tentativo di vincere il possesso, sia fisico che mentale. Devono riuscire a muoversi velocemente da una situazione di contatto ad un'altra. Questo richiede estremo vigore e capacità di recuperare, unitamente alla mentalità che sembra dire “li c'è la palla e la voglio”: gli avanti sono affamati di pallone.
Nella mischia e nelle line out i due schieramenti avversari degli avanti competono per impossessarsi del pallone. Mentre il possesso nelle line out può essere vinto utilizzando uno o due giocatori di talento, le mischie richiedono grande sforzo fisico da parte di tutti gli avanti. È una prova di forza tra i due pacchetti. È il mezzo più importante nel competere per rendere esausto il pacchetto avversario. Se un pacchetto è forte nelle mischie sarà ugualmente forte sia nelle maul che nelle ruck perché il principio è sempre lo stesso. Quindi molte cose derivano da una buona mischia che è il fondamento del gioco degli avanti. Non lasciate che vi facciano credere qualcos'altro.
Dopo aver detto tutto a riguardo credo che ci sia solo una misura per un giocatore ed è la sua capacità, non quanto è alto, forte, pesante o veloce.
Mentre i giocatori della mischia sono i vincitori della palla, i tre quarti sono gli utilizzatori della palla. È triste vedere quanto spesso il duro ottenimento del possesso è sprecato da inesperti tre quarti senza immaginazione che non pensano. Il miglior modo per descrivere i tre quarti è dire che devono essere vitali, esuberanti o con gusto. I tre quarti devono irradiare passione per giocare e segnare.
I tre quarti devono usare la palla per fare meta. Cercare la velocità. La velocità nella corsa, nel passare e nel pensare. Di queste la velocità di pensiero è la più importante. Hanno bisogno di buone mani, di saper passare ed essere altruisti. Nella corsa devono sempre avere almeno un importante stratagemma per rompere la linea avversaria con un finta, un passo laterale, ecc.
In una buona linea di tre quarti ci sono solitamente giocatori che creano le opportunità per gli exploit altrui. Chiamiamoli creatori. Chiamiamo invece chi usa queste opportunità create sfruttatori e chi li segue per ricevere il passaggio finale e segnare finalizzatori. Una buona squadra possiede una buona miscela di queste individualità.
Spero che questi pochi pensieri vi siano utili, godetevi la vostra stagione e permetteteci di condividere idee. In questo modo noi tutti impareremo nuove cose.
Gus Enderstein ed il minirugby tutto.
Perché secondo noi bisogna insegnare il rugby ai bambini.
Il minirugby è uno sport che valorizza il rispetto dell'avversario e delle regole e presenta notevole valenza formativa per il carattere del bambino oltre a maturare il potenziamento fisico e motorio.
Il primo dei tanti perché che ci vengono in mente, è lo sviluppo della socialità. Il rugby, da sempre inteso come massima espressione di un collettivo perfettamente integrato, lascia in genere, poco spazio per l'individualismo. La strutturazione del gruppo-squadra ed il rapporto individuo-gruppo sono, sicuramente, dei nodi centrali di tutta l'attività rugbystica e pongono non pochi problemi all'educatore. Ci riferiamo, ovviamente, ad un gruppo-squadra che trovi espressione nelle coordinate attività dei singoli giocatori, un gruppo che non soffochi le singole individualità, ma che sappia far emergere le personalità di ogni componente e che le integri in un'”idea” comune e in un “fare” comune diversificando i compiti in un susseguirsi di comportamenti “intelligenti”.
E proprio il rapporto individuo-gruppo non è, forse, uno dei maggiori problemi nella nostra società?
Nella “morale” di oggi si è portati molto di più a considerare i diritti del singolo piuttosto che le esigenze di una piccola collettività.
La pratica rugbystica ha la valenza educativa di porre il singolo al servizio del gruppo, senza, però, contrapposizioni o imposte sottomissioni
La meta tipico obiettivo principale del gioco, non esalta quasi mai il valore deI singolo, ma è sempre il frutto di una privazione di individualismo in favore dei compagni meglio piazzati, a cui bisogna dare l'oggetto più desiderato - il pallone, oggetto-simbolo del gioco - che nessuno vorrebbe mai cedere e per il cui contatto è alta la voglia di protagonismo.
“Innanzi tutto il rugby è un fatto culturale e, di conseguenza va approfondito nel suo spirito autentico prima di giudicarlo, accettarlo o rifiutarlo” (A. Invernici)
Le sue regole sono state create, tramandate e difese ad oltranza, per educare alla vita, al superamento delle difficoltà, per forgiare e temprare il carattere; certamente è facile vederlo come “sport per combattenti”, ma è molto di più, è uno sport per diventare “combattenti”, 'tenaci', ‘leali”, “volitivi” nel raggiungere la meta, anche a costo di qualche colpo; in esso, giorno dopo giorno, si apprezza il “fare insieme agli altri”, e confrontandosi con avversari, nel rispetto di una corretta competizione.
Il rugby è un gioco che si realizza a stretto contatto fisico con gli avversari, ed è per tale motivo che deve essere praticato con estrema correttezza. Esiste un codice morale, il quale precede le regole scritte e le decisioni arbitrali, che impedisce di considerare l'avversario carne un nemico, di trasformare il proprio vigore fisico in una scorretterza e l'abilità in una frode. - in questo modo diviene una scuola di auto-controllo, di autodisciplina di rispetto per sè stessi e per gli avversari.” (Aldo Invernici)
Nel rugby esiste, così un modo di interpretare ogni regola secondo una precisa simbologia rifacentesi sempre allo spirito del gioco.
La regola caratteristica del passare il pallone all'indietro, ad esempio, sta ancor più a significare il gesto volontario del passaggio, non solo come momento di altruismo, tipico di ogni altro sport di squadra, ma anche come perdita di una parte di territorio duramente conquistato, affrontando avversari che simboleggiano le difficoltà insite neI tanto agognato raggiungimento della meta.
Un'altra regola che ha implicazioni d'ordine morale è quella relativa al fuorigioco, secondo cui chi si trova davanti al compagno in possesso del pallone non può partecipare al gioco: le avversità, infatti, devono affrontarsi a viso aperto.
E cosa dire di tutte le fasi di ripresa del gioco, che implicano un momento di riconquista del pallone, possibile ad entrambe le squadre, ed in cui quella che rimette in gioco il pallone deve farlo senza favoritismo verso i propri compagni? La simbologia è, anche qui, abbastanza evidente: bisogna sempre lottare per conquistare l'oggetto che ci permetterà di raggiunger la meta.
E cosa dire ancora a proposito della mischia e della tonche dove una buona metà del gruppo-squadra è impegnata nella conquista del pallone, a stretto contatto dell'avversario? Sono momenti in cui deve prevalere l'organizzazione, intesa come differenzazione di compiti concomitanti e successivi di più giocatori, in un concetto più ampio di ordine ed in cui obiettivo è quello di conquistare un pallone che quasi sicuramente, solo altri compagni avranno modo di giocare.
Altrettanto il placcaggio, tecnica di arresto del giocatore in possesso della palla, in cui, sia tramite un'azione coraggiosa - l'abbassare la testa verso le gambe in rapido movimento dell'avversario sia per mezzo di una volontaria distruzione del proprio equilibrio, si riuscirà a compromettere quell'avversario, obbligandolo a lasciare il pallone, simboleggia che, per opporsi alle avversità, occorre molto coraggio e spirito di abnegazione.
Per conto, sono banditi dalle regole del gioco altri modi di fermare l'avversario che potrebbero essere tanto pericolosi quanto sicuramente poco rispettosi del giocatore della squadra opposta.
E già, perché il rispetto dell'avversario, cosi come il rispetto della regola sono alla base della pratica del rugby e fanno parte di quel codice morale e di quello dello spirito del gioco, che si è tramandato sin dal secolo scorso.
Il rispetto della regola, dell'avversario e della decisione arbitrale sono talmente connotati nel regolamento che eventuali sconfinamenti, così come gli atteggiamenti antisportivi, verranno immediatamente e severamente puniti non solo con la perdita del possesso deI pallone, ma anche con la perdita di quel prezioso territorio duramente conquistato.
Il rugby è, allora, uno sport di territorio dove bisogna avanzare ad ogni costo, ma dove se si vuole passare bisogna farlo indietro; dove è permesso anche calciare in avanti, ma ciò molto spesso significa rinunciare volontariamente al possesso del pallone a favore di una incerta conquista del territorio. Il rugby è, ancora, uno sport basato sul contatto, ma dove vi deve sempre essere il massimo rispetto dell'avversario; è soprattutto uno sport che non può che vivere sulla base del rispetto della regola, perché, altrimenti, sfocerebbe in una fissa senza esclusione di colpi.
E allora? Rugby come sport delle contraddizioni, dei contrasti.
No! Sicuramente sport di equilibrio nella scelta di atteggiamenti contrastanti, sport dove è sempre esaltato un equilibrio interno, nell'estrinsecare la propria azione individuale nel contatto con l'avversano, così come è sempre esaltato un equilibrio estremo all'individuo, che regola finemente i rapporti con gli altri componenti del gruppo con cui ognuno dove interagire.
Da quanto sopra, scaturisce naturale ed a pieno titolo, la proposta del rugby educativo tra le attività del bambino in perfetta sintonia con i programmi della formazione scolastica primaria, i cui obiettivi educativi dichiarati sono: Informazione dell'uomo e del cittadino per mezzo di esperienze formative di vita di gruppo e di partecipazione sociale, sia con i programmi della scuola media secondaria i cui obbiettivi didattici sono volti al consolidamento del carattere, allo sviluppo della socialità e del senso civico, per mezzo di esperienze vissute di pratica sportiva, sia come espressione della propria personalità che come strumento di socializzazione.
Dal punto di vista squisitamente motorio, poi, il rugby si completa in modo evidente in rapporto sia ad un potenziamento fisiologico, esplicito obiettivo specifico indicato nei programmi di educazione fisica e sportiva, sia ad un affinamento di tutti gli schemi motori all'interno di un susseguirsi di situazioni “intelligenti" tipiche degli sport di squadra.
La base motoria del rugby è, senz'altro, la corsa, tanto che è anche conosciuto nel mondo come running and passing game; corsa intesa come velocità di spostamento, che assume qui determinate caratterizzazioni sia come capacità di accelerazione che come controllo spaziale e temporale della corsa. intendendo con ciò la possibilità di variare la corsa in direzione e frequenza in rapporto alle mutevoli situazioni ( avversario, pallone, compagni, ecc.
La proposta motoria è molto completa, in quanto la prestazione rugbystica, condizionata da una forte componente tecnico-tattica, deve essere adeguatamente sostenuta da un idoneo livello di capacità motorie, sia condizionali che coordinative in stretta interrelazione. Degna di ritenzione, infine, è la proposta pedagogica. Il rugby è così proposto nella sua essenza più pura: un gioco fatto per divertirsi, che si rivolge a qualsiasi tipo di ragazzo, non importa con quale struttura, perché esistono molti ruoli nella squadra dove la velocità bilancia la forza, la decisione l'incertezza, l'intelligenza il peso corporeo. È un gioco adatto a chi ha energie fisiche e nervose in eccedenza e sente la necessità di impiegarle in qualcosa di costruttivo. Serve alle cosiddette forze della natura, a quei ragazzi spontaneamente forti e qualche volta esageratamente aggressivi, in quanto il rugby consentirà loro di calmarsi e di imparare che quando si attacca occorre anche accettare di essere attaccati.
Tale proposta pedagogica sarà tarata dall'educatore in rapporto agli interessi alle conoscenze ed alle esigenze motorie, intellettive ed affettive dei componenti il gruppo, affinché ognuno possa trarre il massimo giovamento dalla pratica ludica stessa. È questo infatti il messaggio più importante che ci viene dalla cultura del nostro sport, largamente usato nelle scuole del mondo anglosassone come “mezzo insostituibile nella formazione della persona”: il rugby deve essere giocato per il piacere che se ne ricava, per divertirsi; è una ricreazione tanto per il corpo quanto per lo spirito (Sir Wavell Walkofield, ex internazionale di rugby e membro della Camera dei Comuni). Concludiamo, infine citando quanto scritto nel codice morale dei Barbarians, Club inglese fondato nel 1890, che non ha né campo di gioco, né sede e che è composto, ad invito, da giocatori di tutto il mondo purché in possesso di determinate qualità morali: il rugby è un gioco per gentiluomini di tutte le classi sociali, ma non Io è per un cattivo sportivo, a qualsiasi classe sociale appartenga.
Quale tipo di rugby noi pensiamo bisogna insegnare ai bambini.
Consentitemi di condividere con voi alcune mie considerazioni sull'allenamento delle squadre giovanili. Queste idee sono pensieri di carattere generale, anche perché non ritengo di dover indicare esercizi specifici o regole da dover seguire alla lettera.
Ritengo che tutti voi abbiate allenato ragazzini e ragazzine per lungo tempo, più di quanto abbia io stesso fatto in passato, quindi penso abbiate tutti gli esercizi necessari per raggiungere gli obiettivi stabiliti nel corso della stagione sportiva.
A tutti i livelli di gioco, ma in particolar modo nelle squadre giovanili il Rugby consiste essenzialmente nel correre, passare e calciare. Mischia, touche, ruck e maul assumono importanza più avanti. Tutti, ma in modo particolare i nuovi giocatori ed i giovani devono acquisire le tecniche della corsa, del passaggio e del calcio. Più aumenteranno le loro capacità in questo senso più acquisiranno sicurezza in se stessi. I giocatori sicuri delle proprie capacità saranno giocatori migliori. Per questo vi suggerisco di dedicare del tempo durante la settimana degli allenamenti allo sviluppo e al potenziamento di queste abilità. Senza dubbio, giocatori giovani imparano a giocare praticando il gioco stesso, tuttavia vi chiedo di dedicare meno tempo al gioco in sé per dare maggior spazio a tutte queste abilità.
Allenare i ragazzi a correre li renderà più veloci, a parità di capacità è la velocità a fare la differenza. Penso pertanto che i giocatori debbano allenarsi nello sprint, ma sprint veri, vale a dire oltre i 30 metri. Lo scopo di quest'esercizio è correre veloci non "fare fiato". È importante che i giocatori non siano già stanchi quando praticano quest'esercizio.
Con ciò intento le abilità della corsa necessarie per battere gli avversari. Si distinguono fondamentalmente 3 tipi di corsa: il passo laterale, scartare, dissimulare la propria velocità. Penso che voi conosciate già queste tecniche, in caso contrario sono ben felice di darvi dei chiarimenti in merito.
Possiamo insegnare ai giocatori a scartare l'avversario o a variare la propria velocità, ma ogni giocatore dovrà scoprire da solo quando correre in un certo modo. Per questo sarà opportuno proporre piccoli giochi o attività nelle quali possano applicare le nuove tecniche a situazioni reali.
I giocatori si devono allenare a tenere il pallone con le mani mentre corrono. Tenere il pallone sotto il braccio rallenta il passaggio e da all'avversario questo tipo di messaggio: "non ho intenzione di passare". Inoltre l'abilità di sposare il pallone tra le mani è molto importante per confondere l'avversario.
Il passaggio è un'abilità fondamentale nel Rugby, i giocatori devono imparare la corretta meccanica del passaggio, come ricevere e come passare il pallone, come aumentare la lunghezza del passaggio.
Passaggio improvviso, passaggio incrociato e all'indietro (per il mediano).
La finta, il passaggio nascosto alla vista dell'avversario…
Ritengo che i giovani giocatori debbano dedicare la maggior parte del tempo alla pratica del passaggio.
Essendo cambiate recentemente le regole sul fallo laterale, calciare in touche ha perso l'interesse che aveva in passato. Tuttavia analizzerò i calci d'attacco, ovvero i seguenti:
A parte il fatto che si possono segnare punti con il drop, il gioco riparte sempre usando il drop, quindi risulta importante l'abilità di controllare questo tipo di calcio.
Il calcio alto che consente ai giocatori di arrivare in tempo per contendersi il pallone mentre è ancora in aria, ha anche l'effetto di spostare i tre-quarti indietro, in difesa, creando lo spazio per l'attacco.
Di solito viene effettuato dal mediano di mischia quando l'ala avversaria è vicina ad una mischia nella quale il pallone è stato introdotto dal lato destro del campo: il pallone è calciato in aria e viene fatto atterrare dietro l'ala avversaria, per dare il tempo alla propria ala di prenderlo o di cadere su di esso.
L'apertura calcia un calcio lungo ed alto che deve andare ad atterrare nell'area dietro l'ala avversaria per dare la possibilità alla propria ala di impossessarsi del pallone. Anche il mediano di mischia dovrebbe usare questo tipo ti calcio sul lato destro del campo quando cerca di conquistare terreno.
Viene usato contro una linea di difesa poco profonda. Il pallone viene calciato in alto, ma non lontano allo scopo di permettere ad un compagno dei tre quarti di raccoglierlo. Ha anche l'effetto di far spostare indietro i tre quarti avversari e dare maggior tempo per attaccare.
Concludendo, spero che questa stagione sia un'esperienza piacevole per voi e per i vostri ragazzi, una stagione che vi consentirà di approfondire nuovi spunti ed idee e sviluppare esercizi da condividere con tutti noi. Il vostro è un compito veramente impegnativo, non solo dal punto di vista tecnico e educativo, ma anche nella prospettiva a lungo termine: voi, come allenatori delle squadre giovanili, siete i creatori e i fautori delle future prime squadre del Valpolicella. È molto importante non perdere mai di vista quest'obiettivo a lungo termine nel rugby. Secondo me non è importante per voi vincere i campionati giovanili: dare un valore eccessivo alla vittoria potrebbe limitare gli impulsi creativi delle vostre squadre. Incoraggiate i vostri ragazzi a sviluppare e cercare sempre nuove esperienze per raggiungere la meta più importante nel rugby: una squadra che pensa.
Gus Enderstein ed il minirugby tutto.
Dieci buone ragioni per proporre il rugby ai bambini.
Prof. RANZATO (ex giocatore di rugby ed ex Provveditore agli studi di Rovigo )
Comunque è vero, chi gioca a rugby si sporca. Ma è un buon motivo per non proporlo ai propri figli?
Le regole di cui hanno diritto i bambini per fare uno sport.
Caratteristiche dal punto di vista umoristico dei ruoli in questo sport.
È una persona divertente, sembra capire tutte le tattiche e le regole. Passa le ore insegnando mosse prestabilite.
Si attribuisce il merito delle mete segnate anche quando le mosse prestabilite non vengono impiegate.
Gli allenatori sono di solito ex-giocatori di match internazionali o ex-vigili vendicativi.
I piloni sono quegli individui pelosi che si alzano per ultimi da una mischia rovinosa e che vanno malgrado tutto per primi al bar.
Grugniscono felicemente durante la partita nel buio della mischia, sperando di poter fornire qualche palla decente agli esterni.
Nella tenuta in mischia:
Sostegno su conquista aerea :
Lotta sui raggruppamenti:
In difesa:
Nel peel-off:
Il bello ad essere tallonatore è che hai sempre la possibilità di giocare, perché poche persone vogliono ricoprire questo ruolo.
Molti clubs hanno tanti estremi, mediani, ma sono molto fortunati se riescono ad avere anche un solo vero tallonatore.
Tallonatori si nasce e non si diventa, senza collo, con le gambe storte e le braccia lunghe.
Nel tallonaggio:
Lanciare – Raccogliere:
Nella tenuta in mischia
Nella lotta sui raggruppamenti:
In difesa:
Quelli in seconda linea sono dei grossi e angelici individui che sono lì per vedere l'esito della rappresaglia.
Non fa per loro l'astuto temperamento delle terze linee, sono orgogliosi delle vendette che consumano durante l'allineamento, soprattutto perchè sono nascosti alla vista dell'arbitro dall'altra colossale seconda linea.
Nelle conquiste aeree:
Nella tenuta in mischia:
Nella lotta sui raggruppamenti:
In difesa:
Il n° 8 è un individuo piuttosto alto che tende a stare in fondo alla mischia e di impossessarsi della palla che sbuca fuori velocemente.
Di solito è un mediano di mischia deluso che tenta sempre di prendere una palla al volo per tuffarsi in meta, di solito sbagliando in pieno.
Presenza sul pallone:
Difesa
Conquiste aere
Lotta sui raggruppamenti
Tenuta in mischia
Le terze linee sono molto veloci, corrono a tutto campo trattenendo o placcando qualsiasi cosa incontrino, generalmente si comportano in modo assassino e spesso sono deportati dalla Nuova Zelanda.
Tendono a ferirsi molto, spesso vengono messi fuori combattimento e quando riemergono dal trattamento dei soccorritori, sono fasciati da bende e drammaticamente determinati a resistere a tutti i tentativi per far loro lasciare il campo.
Presenza sul pallone :
Placcaggio:
Conquiste aeree:
Lotta sui raggruppamenti:
Tenuta in mischia:
Per essere un mediano di mischia non si deve essere alti, bisogna avere il centro di gravità molto basso e l'abilità di parlare “non-stop” durante tutta la partita, anche quando si viene abbattuti e si è privi di sensi. Un mediano di mischia non fa mai un brutto gioco, se fa una cavolata non è colpa sua: la terza linea gli ha passato una palla schifosa, senza un minimo di protezione.
Se, comunque, ha anche un bel gioco, si dice: “chi non giocherebbe bene dietro una mischia come quella ?”.
Passare – introdurre - lanciare:
Gioco al piede:
Difesa:
Sostegno - ripiazzamento:
Leader - strategia:
Idealmente il mediano di apertura dovrebbe essere ben spallato, con vita sottile e con la zazzera dorata.Se sa anche giocare un pochino, tanto meglio.
Ci sono due tipi di mediani d'apertura:
Per stabilire se si è mediani d'apertura idealmente si dovrebbe essere degli intelligenti studiosi del gioco, possibilmente imparentati con il presidente della società.
Gioco al piede:
Passare:
Difesa:
Sostegno - ripiazzamento:
Distribuire:
È la più confusa di tutte le posizioni del rugby.
I centri di costituzione tarchiata pensano di essere gli specialisti dello scontro fisico, mentre quelli di costituzione longilinea sono invariabilmente dei mediani di apertura mancati.
Pur di giocare sono felici di giocare centri nella speranza che il mediano di apertura venga “barellato” per colpa di un centro che lo ha lavorato con una serie di passaggi da “ospedale” tipo: ti passo palla e uomo.
Passare :
Difesa :
Creare e negoziare un sovrannumero:
Resistenza al placcaggio:
Gioco al piede :
Una posizione molto corteggiata e amata da quelli con le spalle larghe, i giocatori tipo “morte e gloria” che sono contenti di essere coinvolti nel gioco solo quando se lo sentono.
Per esempio, perforando la linea dei 3/4 dopo un lungo e freddo periodo di inattività. Questi periodi di inattività vengono considerati dagli estremi delle posizioni tattiche di riparo, in effetti lo fanno semplicemente per tenersi fuori dai guai.
L'estremo deve avere anche una certa abilità nel proteggersi dai suoi stessi compagni, evitando l'ostruzione dopo un calcio “up & under” seguito da un coraggioso e teatrale : “PALLA MIA !”
Ricezione del pallone:
Gioco al piede:
Difesa:
Creatività :
Per essere un'ala devi avere tre qualità fondamentali:
Molte ali parlando delle loro partite migliori, citano il numero di appuntamenti che hanno ottenuto, non i tentativi di meta.
Recentemente un record è stato battuto da un'ala particolarmente piacevole a guardarsi che ottenne ben 5 diversi appuntamenti durante il primo tempo e che si fidanzò con la sesta ragazza nel secondo tempo.
Realizzatore:
Difesa sull'uomo:
Difesa sul pallone
Sostegno difensivo/offensivo
Resistenza al placcaggio
Le caratteristiche che deve avere il Capitano di una squadra di rugby.
All'inizio dell'anno sportivo vi sarà chiesto di scegliere il vostro capitano per la stagione iniziata. È un compito molto importante e spero lo affrontiate seriamente.
La persona che sceglierete come capitano avrà il difficile compito di formare voi, giocatori, giovani con interessi, educazione ed esperienze diverse, in una squadra.
Sarà suo dovere assicurarsi che tutti voi possiate trarre il maggior divertimento possibile da questa stagione.
Mentre molte persone possono pensare che l'importante per voi sia vincere, per me non è così e non dovrebbe essere nemmeno il vostro principale obiettivo. Siete giovani e lo si è una volta sola e questo è l'unico momento in cui giocherete a Rugby. Quando smetterete avrete smesso per il resto della vostra vita. Vi sono molti vecchi giocatori che darebbero tutto quel che hanno solo per indossare un'altra volta gli scarpini e sentire i tacchetti mordere l'erba in una splendida giornata invernale. A mio avviso è molto più importante per voi sentire che avete goduto del vostro gioco e del vostro coinvolgimento nel Rugby.
Mentre il coach col suo punto di vista sulle vittorie o sulle sconfitte e con i suoi allenamenti può aiutarvi in qualche modo ad acquisire questo obiettivo è compito del capitano assicurarsi che lo facciate. Deve tirare fuori la squadra che è in voi.
Vi elenco ora alcune caratteristiche che penso siano importanti in un capitano. La lista è in ordine decrescente: dalla cosa che ritengo più importante a ciò che considero di minor valore.
Un buon capitano:
I compiti di un buon capitano:
Vi elencherò ora ciò che ritengo essere doveri importanti di un buon capitano. Noterete come questi compiti siano strettamente in relazione con i requisiti che mi aspetto un capitano debba avere.
Introduzione:
Una squadra di Rugby è composta da 15 a 25 giocatori. Tra questi vi saranno coloro con un fisico imponente come vi saranno coloro con un fisico più mediocre, coloro più coraggiosi che amano l'aspetto fisico del gioco, ce ne potrebbero essere altri che non amano placcare o essere placcati, chi si innervosisce nel dover prendere una palla alta o di cadere sulla palla davanti a degli avversari robusti. Alcuni giocatori possono essere fisicamente ben allenati, altri potrebbero, attraverso le limitazioni del tempo, essere piuttosto fuori forma e non poter giocare l'intera partita.
Gus Enderstein ed il minirugby tutto.
Il rugby visto da George Coste ex allenatore della Nazionale Italiana.
George Coste C.T. dell'Italia sino al 2000, nato a Perpignan (Francia) il 7.12.1943, è stato giocatore nel ruolo di mediano di mischia, ma ha dovuto cessare presto l'attività per infortunio.
Ha giocato nella Nazionale Juniores della Francia dai 17 sino ai 20 anni. Ha allenato a tutti i livelli, dai bambini alle squadre di Prima Divisione.
Insegnante di educazione fisica, ha lavorato per più di 20 anni assistendo disabili mentali.
Prima di diventare responsabile tecnico dell'Italia (settembre 1993), ha allenato il Perpignan, squadra di prima divisione francese.
Sotto la sua guida l'Italia ha compiuto notevoli progressi, soprattutto nell'organizzazione e nella preparazione fisica e psicologica.
Sposato, ha due figli maschi giocatori di rugby. Ama la musica classica e le passeggiate in montagna.
Il Rugby è uno sport COLLETTIVO differente da tutti gli altri, in quanto il regolamento, per dare pari opportunità per il possesso del pallone, permette alla squadra che non ne è inizialmente in possesso, di poter, attraverso il PLACCAGGIO, fermare l'avversario per arrestare l'avanzamento e recuperare il pallone.
È uno sport COLLETTIVO di COMBATTIMENTO dove due squadre si AFFRONTANO A VISO APERTO, ed affinché questo "scontro " sia permanente, bisogna che gli avversari siano davanti ed i compagni dietro.
Il confronto è sicuramente duro, ma leale, ed il rispetto dell'uomo è prioritario e totale.
Da questo dialogo di corpi, da questa espressione corporale individuale e collettiva, da questa opposizione tra le due squadre e dall'equilibrio che si determina, nasce il gioco.
Le quattro regole fondamentali del rugby sono:
La volontà di avanzare delle due squadre, l'una per segnare, l'altra per impedire di segnare, porterà al placcaggio. Il pallone deve continuare a vivere.
Il problema della vita del pallone passa attraverso la sua conservazione e la sua riutilizzazione (o il suo recupero e la sua riutilizzazione) ed è il momento in cui si manifesta una dimensione fondamentale del rugby, il Sostegno.
"Quando io sono in difficoltà, i miei compagni mi aiutano e nel fondersi con me fanno nascere la solidarietà dei corpi dove non sono mai lasciato solo".
Questo sostegno ha un senso sociale prima che tecnico:
"Io devo aiutare il mio compagno quando è in difficoltà, non posso lasciarlo solo e devo anticipare il mio intervento per evitare che egli perda il pallone, perché l'altra squadra ha il diritto di intervenire e recuperare questo pallone".
È la qualità umana e tecnica di questi sostegni che porterà alla conservazione o al recupero del pallone.
I giocatori giunti in sostegno per la conservazione ed i giocatori giunti in sostegno per il recupero, si affrontano, per la vita del pallone o per la sua morte (con la morte del pallone si avrà arresto del gioco, che ripartirà da una mischia, una touche o un calcio di punizione).
Il placcaggio determina un momento di lotta per la conservazione o per il recupero, ma determina anche due spazi (interno ed esterno) da cui deriverà, - sia che tu placchi, sia che tu sia placcato, sia che tu sostenga, sia che tu riutilizzi, sia che tu recuperi, sia che tu occupi, - una alternanza tra mobilitazione di giocatori sul pallone e mobilitazione di giocatori sullo spazio.
Non si tratta di pensare solo al pallone, ma bisogna sempre considerare anche lo spazio e la sua occupazione ;
è la ricerca del perpetuo equilibrio nella ripartizione ottimale dei giocatori sul pallone e sugli spazi creati.
In sintesi la qualità degli interventi si esprime nel:
È un balletto dei corpi, uno scontro dei corpi, ma di corpi che riflettono, intelligenti, generosi, entusiasti, solidali.
È la costruzione dell'uomo nella sua entità "corporale e culturale".
Questo gioco è completo, esso coinvolge il corpo e lo spirito.
L'uomo si realizza pienamente, si costruisce sul piano sociale, affettivo, cognitivo, motorio.
IL RUGBY NON È SOLO ALLENAMENTO PER UN GIOCO, È ALLENAMENTO PER LA VITA. QUESTO SPORT È SCUOLA DI VITA !!!
George Coste
Raggruppamento CIV a PADOVA (Petrarca)
3
Tarvisium43
EXPANDIA16
VALPOLICELLA7
west Verona Union36
VALPOLICELLA9
Roccia Rubano38
Udine15
VALPOLICELLA27
VALPOLICELLA36
Bassano131
Cus Padova5
VALPOLICELLARaggruppamento CIV a Rovigo - Monti Rugby Rovigo