A SOSTEGNO

PARLIAMO DI RUGBY

La Storia del Rugby

Quando, come e dove è nato il rugby.

Origini del gioco con il pallone

Fin dai tempi più remoti, documenti di illustri personaggi dell'epoca, attestano l'esistenza di un gioco o meglio di una disciplina prima militare e poi sportiva, in cui vi è l'impiego di una palla.

Già nel V° o IV° secolo, presso i greci era in voga l'episkiros o phoeninda, gioco con vaghe rassomiglianze al calcio. Ancora prima forse nel secolo VII° a.C. i berberi sembra che praticassero il Koura, di cui in verità sappiamo ben poco, ma sembra certo che la palla venisse giocata con i piedi.

Dall'episkiros derivò l'harpastum dei romani, (I° secolo d.C.) il quale essendo un gioco assai pesante, era praticato in modo particolare dai legionari i quali lo diffusero presso altri popoli, durante le lunghe guerre di conquista.

Presso i romani però erano in voga altri tipi di gioco con la palla.

Uno era il follis, che veniva giocato tra due gruppi di uomini i quali si fronteggiavano respingendo un pallone pieno d'aria, gettato in alto dal battitore per mezzo di un bracciale di legno con punte smussate.

Oltre al follis vi era la paganica, palla imbottita di penne e la pila comune, palla piccola e dura che veniva usata nel pedagogium dei ragazzi che, disposti ai vertici di un triangolo, la respingevano in giro con una racchetta o a mano.

L'harpastum veniva giocato da due squadre composte da due giocatori i quali, fronteggiandosi in duri duelli di lotta, cercavano di spingere la palla al di là del limite avversario.

Tra i popoli conquistati da Roma, vi furono i Britanni, i quali ben presto impararono così bene il gioco da sconfiggere gli stessi legionari, in un incontro che sembra esser avvenuto nel 276 d.C.

Notizie più precise e più attendibili di un gioco praticato con il pallone, si hanno nel XV° secolo in alcuni documenti, in cui si ha del gioco la seguente definizione “è calcio anche nome di un gioco, proprio della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, rassomigliandosi alla sferomachia, passata da Greci a Latini a noi”.

Questo gioco del calcio si praticava abitualmente in piazza S. Croce in Firenze, dalle Calende di gennaio a carnevale, e si ha notizia di una “caccia”(partita) disputata sull'Arno nell'inverno del 1491.

Inizialmente giocato dai nobili della città, esso fu poi praticato dai “baldi giovani” dei quattro rioni fiorentini i quali si davano convegno in piazza in occasioni particolari.

Ma senz'altro la partita più famosa e che racchiuse lo stesso spirito del gioco, fu quella giocata il 17 Febbraio 1530 allorché Firenze, dopo quasi cinque mesi di assedio, stava soccombendo alle preponderanti forze imperiali di Carlo V.

L'orgoglioso carattere dei fiorentini ed il dispregio per le truppe assedianti, fece sì che quel giorno dovesse rimanere per Firenze una data storica.

Accompagnati da un gruppo di musici, che per meglio essere visti e sentiti dal nemico, si erano disposti sulla collina di Giramonte, due squadre composte da 25 giocatori ciascuna si dettero “battaglia” nella grande piazza di Santa Croce, luogo adatto più vicino alle truppe imperiali.

Nomi illustri fiorentini e di casate italiane e straniere fanno spicco fra i Calcianti che, in epoche diverse, si cimentarono in questo gioco: Lorenzo dè Medici duca di Urbino; Alessandro dè Medici duca di Toscana; Cosimo I granduca di Toscana; Francesco I granduca di Toscana; Lorenzo e Francesco figli del granduca Ferdinando I; Enrico, principe di Condé; particolare menzione meritano poi tre famosi personaggi: Giulio dè Medici poi Papa Clemente VII; Alessandro dè Medici poi Papa Leone XI; Maffeo Barberini poi Papa Urbano VIII.

È bene ricordare che tuttora in Firenze, in onore della partita dell'assedio, vengono ancora giocate tre partite l'anno, con lo stesso spirito, foga e costumi del lontano anno 1500.

Benché questo gioco si chiami calcio, o meglio “calzo” come lo chiamavano i fiorentini di allora, ben poca somiglianza ha con il calcio moderno. È vero che era permesso ed è permesso tuttora l'uso dei piedi, ma difficilmente i giocatori li impiegavano, data la ristrettezza delle porte e il pericolo di perdere la mezza caccia qualora il pallone sorvoli la porta stessa; perciò in tutto l'arco della partita il pallone viene passato da un giocatore all'altro con le mani, nella frenetica ricerca di una caccia.

Ma torniamo adesso all'harpastum che i legionari Romani avevano diffuso sia in Gallia che in Britannia.

Una disordinata trasformazione delle regole ed una sempre più accentuata violenza, avevano trasformato il gioco tanto che la pratica di esso non di rado si concludeva con feriti o morti.

Nel 1319 Filippo V “il lungo”, re di Francia e di Navarra, emanava un decreto in cui si proibiva la pratica della soule una degenerata derivazione dell'harpastum romano.

Dalla Francia alla Gran Bretagna il passo è breve e già intorno al 1200 abbiamo notizie di un gioco detto hurling over country la cui caratteristica più evidente era la violenza. Perciò anche qui, editti e diffide, fecero sì che il gioco perdesse con il passare degli anni, molti dei suoi aspetti più violenti.

Qualche secolo dopo si era già trasformato dando origine a due diverse correnti: il dribbling game, da cui originerà il moderno gioco del calcio, e l'handing game giocato soprattutto con le mani.

La nascita del rugby

Nel XIX° in moltissimi colleges inglesi, il gioco del pallone era molto in voga benché si differenziasse da college a college, secondo l'uso che si faceva delle mani e dei piedi.

In molti college predominava l'hurling game, in altri il dribbling game, benché non ci fossero regole precise nell'una e nell'altra parte.

Ma il 1° Novembre 1823 accade un fatto, allora insignificante, che doveva però dare inizio alla disciplina sportiva del rugby moderno.

Mentre giocava con i compagni nel prato della Public School di Rugby, una graziosa cittadina inglese del Warwickshire, l'irlandese William Web Ellis con grande dispregio delle regole allora in vigore, prese la palla con le braccia e corse con essa determinando così l'origine di una delle caratteristiche essenziali e distintive del gioco del rugby.

L'irregolarità di Ellis consisteva non tanto nel fatto di aver afferrato la palla con le mani, il che non era proibito, ma perché dopo averla afferrata corse portandola avanti.

Ad assegnare ad Ellis la paternità ed a fare accogliere l'ipotesi che il rugby fosse nato a Rugby concorsero altri elementi. Nel 1834 entrò nella scuola della piccola città, un certo Thomas Hughes il quale, in una lettera scritta nel marzo del 1895, ricorda tra gli altri episodi, una partita giocata a Rugby con una netta predominanza dell'uso delle mani.

Un altro fattore assecondò il divulgarsi del gioco così come veniva praticato a Rugby. Nel 1829 fu nominato direttore della scuola il filosofo scolastico Thomas Arnold il quale sensibilizzò fra i suoi studenti il gioco, tanto che essi non potevano dimenticarlo una volta giunti nelle università e diffonderlo fra gli studenti.

Terzo elemento coadiuvante, fu la fortuna di annoverare tra gli studenti di Rugby, un artigiano molto abile nel rivestire di cuoio la vescica di porco che, riempita di paglia o fieno si usava come pallone.

Quell'artigiano si chiamava William Gilbert e sin dal 1800 era il fornitore dei palloni della scuola di rugby ed è molto probabile che proprio la forma ovoide della vescica di maiale abbia forme e dimensioni della palla da gioco, come pure non è da escludere che tale forma abbia in qualche misura influenzato il suo maneggio con le mani.

Inoltre proprio a Rugby il 7 settembre 1846, fu redatto da parte di alcuni studenti il primo codice dell' “handling game”.

Negli anni seguenti, molte altre scuole provvidero a darsi un proprio regolamento così che quasi ogni college aveva un modo diverso di condurre il gioco.

Il 27 settembre 1863 i rappresentanti di undici tra clubs civili e scuole si riunirono alla “Rfemason's Tavern “ e dopo una accesa discussione elencarono alcuni capisaldi di un nuovo regolamento.

Regolamento che in verità durò solamente un mese dato che dopo tale periodo il “soccer” (moderno calcio) si staccò nettamente dal rugby.

In seguito si limitò nelle squadre di rugby, sia la primordiale violenza che lo aveva caratterizzato, abolendo anche gli ultimi cinque minuti di “halleluja” (pestaggio generale) sia limitando il numero di giocatori a quindici.

In seguito si ebbero diversi modi di praticare il rugby, ma la spinta evolutiva determinante fu l'affermarsi del gioco alla “mano”. In tal modo infatti gli studenti di Oxford riuscirono per ben quattro anni dal 1881 al 1884 a vincere l'annuale confronto con i colleghi di Cambridge.

Dalle battaglie dei legionari si era così arrivati ad un gioco nuovo, praticato inizialmente dai soli gentleman dell'aristocrazia inglese e nel quale primeggiavano la lealtà ed il coraggio fisico.

Mario Lodigiani – F.I.R.

Il rugby di Gus Enderstein

Il rugby visto da Gus Enderstein allenatore del Valpolicella.

Introduzione:

Avere il possesso della palla è il fondamento più importante del Rugby. Significa che una squadra deve vincere la palla, trattenere la palla e usare la palla. Il possesso è fondamentale per giocare con successo a Rugby. Ed è compito degli avanti guadagnarlo.

Gli avanti in generale:

Il compito degli avanti è di guadagnare il possesso della palla nelle mischie, nelle line out, nelle ruck e nelle maul e di trattenerlo e mantenerlo. Per questo si necessita di avanti forti, tonici, ben allenati e laboriosi. Il ruolo dell'avanti è quello di stancare, esaurire, gli avanti avversari, è lottare per erodere le capacità del pacchetto avversario e prendere possesso della palla. La vittoria paga i suoi dividendi negli ultimi 20 minuti di gioco. Gli avanti devono saper sopportare il duro sforzo del contatto fisico, che sorge per molti nel tentativo di vincere il possesso, sia fisico che mentale. Devono riuscire a muoversi velocemente da una situazione di contatto ad un'altra. Questo richiede estremo vigore e capacità di recuperare, unitamente alla mentalità che sembra dire “li c'è la palla e la voglio”: gli avanti sono affamati di pallone.

I requisiti fisici delle diverse posizioni:

Nella mischia e nelle line out i due schieramenti avversari degli avanti competono per impossessarsi del pallone. Mentre il possesso nelle line out può essere vinto utilizzando uno o due giocatori di talento, le mischie richiedono grande sforzo fisico da parte di tutti gli avanti. È una prova di forza tra i due pacchetti. È il mezzo più importante nel competere per rendere esausto il pacchetto avversario. Se un pacchetto è forte nelle mischie sarà ugualmente forte sia nelle maul che nelle ruck perché il principio è sempre lo stesso. Quindi molte cose derivano da una buona mischia che è il fondamento del gioco degli avanti. Non lasciate che vi facciano credere qualcos'altro.

Una buona mischia richiede:

  • La prima linea (n° 1, 2 e 3) deve essere in grado di spingere e trasmettere la spinta al resto del pacchetto. Questi tre giocatori devono essere fisicamente molto forti; di solito sono piuttosto tozzi, hanno schiene corte per trasmettere la spinta al pacchetto, braccia forti per legarsi fermamente e cosce forti per una buona spinta. Di questi tre il n° 3 deve essere fisicamente il più forte e probabilmente quello leggermente più alto; il n° 2 deve saper scovare la palla, ma deve comunque saper spingere. Il n° 1 dovrebbe il più velocemente possibile ricondurre le terze linee a riottenere il possesso nelle ruck o nelle maul derivanti da un placcaggio ad un compagno dopo una mischia.
  • Le due seconde linee (n° 4 e 5) sono solitamente i giocatori più alti. Devono avere braccia forti per legare bene la linea davanti e gambe forti per spingere. Questi giocatori sono le risorse nelle line out, devono, quindi, saper saltare. Con le regole che permettono di legarsi anticipatamente, non è più necessario che sappia saltare alto. È essenziale che il lock sappia saltare con il tempo giusto. Devono avere buone mani dal momento che gli è richiesto di afferrare il pallone nelle line out e di portare la palla durante il gioco.
  • Le due terzelinee laterali (n° 6 e 7) e la terza linea centrale (n° 8) devono essere tonici, veloci e ottimi placcatori. Uno di questi tre deve essere alto per essere di sicuro aiuto nelle line out. Generalmente il loro compito è riguadagnare il possesso della palla dopo un placcaggio, devono saper buttarsi su una palla placcata il prima possibile. Inoltre hanno il compito indispensabile di difendere e portare pressione sugli avversari. Questo significa che devono essere i corridori più in forma perché il loro compito richiede molto sforzo. È possibile che giochi relativamente fuori forma una seconda o una prima linea ma non una terza. Per aiutare la dinamicità della mischia il più pesante delle due terze dovrebbe giocare dietro il pilone n° 3.

Dopo aver detto tutto a riguardo credo che ci sia solo una misura per un giocatore ed è la sua capacità, non quanto è alto, forte, pesante o veloce.

I tre quarti in generale:

Mentre i giocatori della mischia sono i vincitori della palla, i tre quarti sono gli utilizzatori della palla. È triste vedere quanto spesso il duro ottenimento del possesso è sprecato da inesperti tre quarti senza immaginazione che non pensano. Il miglior modo per descrivere i tre quarti è dire che devono essere vitali, esuberanti o con gusto. I tre quarti devono irradiare passione per giocare e segnare.

I tre quarti devono usare la palla per fare meta. Cercare la velocità. La velocità nella corsa, nel passare e nel pensare. Di queste la velocità di pensiero è la più importante. Hanno bisogno di buone mani, di saper passare ed essere altruisti. Nella corsa devono sempre avere almeno un importante stratagemma per rompere la linea avversaria con un finta, un passo laterale, ecc.

In una buona linea di tre quarti ci sono solitamente giocatori che creano le opportunità per gli exploit altrui. Chiamiamoli creatori. Chiamiamo invece chi usa queste opportunità create sfruttatori e chi li segue per ricevere il passaggio finale e segnare finalizzatori. Una buona squadra possiede una buona miscela di queste individualità.

  • Estremo (n° 15): un creatore, sfruttatore, finalizzatore.
    Deve essere in grado di afferrare e calciare la palla e di placcare. Questi sono solitamente i requisiti basilari per un buon estremo. Ora gli richiediamo di attaccare con la stessa bravura. Ha più tempo per studiare gli avversari e deve essere in grado di analizzare le loro giocate e di comunicare con i propri compagni. Secondo me li secondo miglior trequartista deve giocare in questa importante posizione.
  • Tre quarti ala (n° 11 e 14): finalizzatori.
    Ricercare velocità di corsa e buone mani. Le ali dovrebbero esser capaci di scartare. Come l'estremo anche le ali dovrebbero essere abili sulle palle calciate dal momento che devono spesso aiutarlo nel rigiocare le palle calciate nel box o negli angoli dai tre quarti avversari.
  • Tre quarti centro (n° 12 e 13): creatori, sfruttatori e finalizzatori.
    Bravi nei passaggi, sanno passare nel momento giusto per permettere ai propri compagni di avere la miglior chance di combinare qualcosa con la palla, sono solidi in difesa e placcatori aggressivi. Il primo centro deve raddrizzare la linea d'attacco, essere più fisico, solido in difesa e aggressivo nei placcaggi. Deve essere abile nello scartare e nello sfruttare i buchi. Il secondo centro deve essere il più veloce per sfruttare i buchi esterni.
  • Mediano di apertura (n° 10): un creatore
    Deve essere uno stratega, avere mani solide, muovere la palla veloce, la palla deve viaggiare dalle sue mani molto velocemente. Deve essere in grado di calciare con entrambi i piedi. Deve saper fare avanzare i suoi avanti usando i piedi, ovverosia possiede un lungo calcio per attaccare gli angoli avversari, sa sfruttare un calcio alto per far retrocedere gli avversari e per creare spazio ai suoi tre quarti. Deve apprezzare l'importanza della posizione della sua squadra durante il gioco. Deve essere un gran placcatore ma deve essere in grado di gestire i suoi compagni della tre quarti in difesa. In altre parole, è il generale dei tre quarti.
  • Mediano di mischia (n° 9): creatore e sfruttatore
    È il collegamento tra la mischia e i tre quarti. Come tale, ci si aspetta che segua gli avanti nei loro ruoli di attacco e difesa. Deve essere forte, coraggioso, veloce nei primi 5 – 10 metri e molto in forma, deve avere fegato. Il passaggio è la sua caratteristica più importante. Il suo passaggio deve essere veloce. Non c'è bisogno che sia lungo o piatto ecc, deve essere veloce. Dovrebbe essere in grado di calciare con il piede giusto per sfruttare il box. Dovrebbe creare dei break fulminanti quando le opportunità si presentano. Essere in grado di comunicare con il n° 8 e l'ala destra per sfruttare il lato chiuso di una mischia nel lato destro del proprio campo…

Spero che questi pochi pensieri vi siano utili, godetevi la vostra stagione e permetteteci di condividere idee. In questo modo noi tutti impareremo nuove cose.

Gus Enderstein ed il minirugby tutto.

Perchè il rugby ai bambini

Perché secondo noi bisogna insegnare il rugby ai bambini.

Perché il rugby per i bambini

Il minirugby è uno sport che valorizza il rispetto dell'avversario e delle regole e presenta notevole valenza formativa per il carattere del bambino oltre a maturare il potenziamento fisico e motorio.

Perché inserire il rugby tra le attività del bambino?

Il primo dei tanti perché che ci vengono in mente, è lo sviluppo della socialità. Il rugby, da sempre inteso come massima espressione di un collettivo perfettamente integrato, lascia in genere, poco spazio per l'individualismo. La strutturazione del gruppo-squadra ed il rapporto individuo-gruppo sono, sicuramente, dei nodi centrali di tutta l'attività rugbystica e pongono non pochi problemi all'educatore. Ci riferiamo, ovviamente, ad un gruppo-squadra che trovi espressione nelle coordinate attività dei singoli giocatori, un gruppo che non soffochi le singole individualità, ma che sappia far emergere le personalità di ogni componente e che le integri in un'”idea” comune e in un “fare” comune diversificando i compiti in un susseguirsi di comportamenti “intelligenti”.

E proprio il rapporto individuo-gruppo non è, forse, uno dei maggiori problemi nella nostra società?

Nella “morale” di oggi si è portati molto di più a considerare i diritti del singolo piuttosto che le esigenze di una piccola collettività.

La pratica rugbystica ha la valenza educativa di porre il singolo al servizio del gruppo, senza, però, contrapposizioni o imposte sottomissioni

La meta tipico obiettivo principale del gioco, non esalta quasi mai il valore deI singolo, ma è sempre il frutto di una privazione di individualismo in favore dei compagni meglio piazzati, a cui bisogna dare l'oggetto più desiderato - il pallone, oggetto-simbolo del gioco - che nessuno vorrebbe mai cedere e per il cui contatto è alta la voglia di protagonismo.

“Innanzi tutto il rugby è un fatto culturale e, di conseguenza va approfondito nel suo spirito autentico prima di giudicarlo, accettarlo o rifiutarlo” (A. Invernici)

Le sue regole sono state create, tramandate e difese ad oltranza, per educare alla vita, al superamento delle difficoltà, per forgiare e temprare il carattere; certamente è facile vederlo come “sport per combattenti”, ma è molto di più, è uno sport per diventare “combattenti”, 'tenaci', ‘leali”, “volitivi” nel raggiungere la meta, anche a costo di qualche colpo; in esso, giorno dopo giorno, si apprezza il “fare insieme agli altri”, e confrontandosi con avversari, nel rispetto di una corretta competizione.

Il rugby è un gioco che si realizza a stretto contatto fisico con gli avversari, ed è per tale motivo che deve essere praticato con estrema correttezza. Esiste un codice morale, il quale precede le regole scritte e le decisioni arbitrali, che impedisce di considerare l'avversario carne un nemico, di trasformare il proprio vigore fisico in una scorretterza e l'abilità in una frode. - in questo modo diviene una scuola di auto-controllo, di autodisciplina di rispetto per sè stessi e per gli avversari.” (Aldo Invernici)

Nel rugby esiste, così un modo di interpretare ogni regola secondo una precisa simbologia rifacentesi sempre allo spirito del gioco.

La regola caratteristica del passare il pallone all'indietro, ad esempio, sta ancor più a significare il gesto volontario del passaggio, non solo come momento di altruismo, tipico di ogni altro sport di squadra, ma anche come perdita di una parte di territorio duramente conquistato, affrontando avversari che simboleggiano le difficoltà insite neI tanto agognato raggiungimento della meta.

Un'altra regola che ha implicazioni d'ordine morale è quella relativa al fuorigioco, secondo cui chi si trova davanti al compagno in possesso del pallone non può partecipare al gioco: le avversità, infatti, devono affrontarsi a viso aperto.

E cosa dire di tutte le fasi di ripresa del gioco, che implicano un momento di riconquista del pallone, possibile ad entrambe le squadre, ed in cui quella che rimette in gioco il pallone deve farlo senza favoritismo verso i propri compagni? La simbologia è, anche qui, abbastanza evidente: bisogna sempre lottare per conquistare l'oggetto che ci permetterà di raggiunger la meta.

E cosa dire ancora a proposito della mischia e della tonche dove una buona metà del gruppo-squadra è impegnata nella conquista del pallone, a stretto contatto dell'avversario? Sono momenti in cui deve prevalere l'organizzazione, intesa come differenzazione di compiti concomitanti e successivi di più giocatori, in un concetto più ampio di ordine ed in cui obiettivo è quello di conquistare un pallone che quasi sicuramente, solo altri compagni avranno modo di giocare.

Altrettanto il placcaggio, tecnica di arresto del giocatore in possesso della palla, in cui, sia tramite un'azione coraggiosa - l'abbassare la testa verso le gambe in rapido movimento dell'avversario sia per mezzo di una volontaria distruzione del proprio equilibrio, si riuscirà a compromettere quell'avversario, obbligandolo a lasciare il pallone, simboleggia che, per opporsi alle avversità, occorre molto coraggio e spirito di abnegazione.

Per conto, sono banditi dalle regole del gioco altri modi di fermare l'avversario che potrebbero essere tanto pericolosi quanto sicuramente poco rispettosi del giocatore della squadra opposta.

E già, perché il rispetto dell'avversario, cosi come il rispetto della regola sono alla base della pratica del rugby e fanno parte di quel codice morale e di quello dello spirito del gioco, che si è tramandato sin dal secolo scorso.

Il rispetto della regola, dell'avversario e della decisione arbitrale sono talmente connotati nel regolamento che eventuali sconfinamenti, così come gli atteggiamenti antisportivi, verranno immediatamente e severamente puniti non solo con la perdita del possesso deI pallone, ma anche con la perdita di quel prezioso territorio duramente conquistato.

Il rugby è, allora, uno sport di territorio dove bisogna avanzare ad ogni costo, ma dove se si vuole passare bisogna farlo indietro; dove è permesso anche calciare in avanti, ma ciò molto spesso significa rinunciare volontariamente al possesso del pallone a favore di una incerta conquista del territorio. Il rugby è, ancora, uno sport basato sul contatto, ma dove vi deve sempre essere il massimo rispetto dell'avversario; è soprattutto uno sport che non può che vivere sulla base del rispetto della regola, perché, altrimenti, sfocerebbe in una fissa senza esclusione di colpi.

E allora? Rugby come sport delle contraddizioni, dei contrasti.

No! Sicuramente sport di equilibrio nella scelta di atteggiamenti contrastanti, sport dove è sempre esaltato un equilibrio interno, nell'estrinsecare la propria azione individuale nel contatto con l'avversano, così come è sempre esaltato un equilibrio estremo all'individuo, che regola finemente i rapporti con gli altri componenti del gruppo con cui ognuno dove interagire.

Da quanto sopra, scaturisce naturale ed a pieno titolo, la proposta del rugby educativo tra le attività del bambino in perfetta sintonia con i programmi della formazione scolastica primaria, i cui obiettivi educativi dichiarati sono: Informazione dell'uomo e del cittadino per mezzo di esperienze formative di vita di gruppo e di partecipazione sociale, sia con i programmi della scuola media secondaria i cui obbiettivi didattici sono volti al consolidamento del carattere, allo sviluppo della socialità e del senso civico, per mezzo di esperienze vissute di pratica sportiva, sia come espressione della propria personalità che come strumento di socializzazione.

Dal punto di vista squisitamente motorio, poi, il rugby si completa in modo evidente in rapporto sia ad un potenziamento fisiologico, esplicito obiettivo specifico indicato nei programmi di educazione fisica e sportiva, sia ad un affinamento di tutti gli schemi motori all'interno di un susseguirsi di situazioni “intelligenti" tipiche degli sport di squadra.

La base motoria del rugby è, senz'altro, la corsa, tanto che è anche conosciuto nel mondo come running and passing game; corsa intesa come velocità di spostamento, che assume qui determinate caratterizzazioni sia come capacità di accelerazione che come controllo spaziale e temporale della corsa. intendendo con ciò la possibilità di variare la corsa in direzione e frequenza in rapporto alle mutevoli situazioni ( avversario, pallone, compagni, ecc.

La proposta motoria è molto completa, in quanto la prestazione rugbystica, condizionata da una forte componente tecnico-tattica, deve essere adeguatamente sostenuta da un idoneo livello di capacità motorie, sia condizionali che coordinative in stretta interrelazione. Degna di ritenzione, infine, è la proposta pedagogica. Il rugby è così proposto nella sua essenza più pura: un gioco fatto per divertirsi, che si rivolge a qualsiasi tipo di ragazzo, non importa con quale struttura, perché esistono molti ruoli nella squadra dove la velocità bilancia la forza, la decisione l'incertezza, l'intelligenza il peso corporeo. È un gioco adatto a chi ha energie fisiche e nervose in eccedenza e sente la necessità di impiegarle in qualcosa di costruttivo. Serve alle cosiddette forze della natura, a quei ragazzi spontaneamente forti e qualche volta esageratamente aggressivi, in quanto il rugby consentirà loro di calmarsi e di imparare che quando si attacca occorre anche accettare di essere attaccati.

Tale proposta pedagogica sarà tarata dall'educatore in rapporto agli interessi alle conoscenze ed alle esigenze motorie, intellettive ed affettive dei componenti il gruppo, affinché ognuno possa trarre il massimo giovamento dalla pratica ludica stessa. È questo infatti il messaggio più importante che ci viene dalla cultura del nostro sport, largamente usato nelle scuole del mondo anglosassone come “mezzo insostituibile nella formazione della persona”: il rugby deve essere giocato per il piacere che se ne ricava, per divertirsi; è una ricreazione tanto per il corpo quanto per lo spirito (Sir Wavell Walkofield, ex internazionale di rugby e membro della Camera dei Comuni). Concludiamo, infine citando quanto scritto nel codice morale dei Barbarians, Club inglese fondato nel 1890, che non ha né campo di gioco, né sede e che è composto, ad invito, da giocatori di tutto il mondo purché in possesso di determinate qualità morali: il rugby è un gioco per gentiluomini di tutte le classi sociali, ma non Io è per un cattivo sportivo, a qualsiasi classe sociale appartenga.

Quale rugby per i bambini

Quale tipo di rugby noi pensiamo bisogna insegnare ai bambini.

Consentitemi di condividere con voi alcune mie considerazioni sull'allenamento delle squadre giovanili. Queste idee sono pensieri di carattere generale, anche perché non ritengo di dover indicare esercizi specifici o regole da dover seguire alla lettera.

Ritengo che tutti voi abbiate allenato ragazzini e ragazzine per lungo tempo, più di quanto abbia io stesso fatto in passato, quindi penso abbiate tutti gli esercizi necessari per raggiungere gli obiettivi stabiliti nel corso della stagione sportiva.

A tutti i livelli di gioco, ma in particolar modo nelle squadre giovanili il Rugby consiste essenzialmente nel correre, passare e calciare. Mischia, touche, ruck e maul assumono importanza più avanti. Tutti, ma in modo particolare i nuovi giocatori ed i giovani devono acquisire le tecniche della corsa, del passaggio e del calcio. Più aumenteranno le loro capacità in questo senso più acquisiranno sicurezza in se stessi. I giocatori sicuri delle proprie capacità saranno giocatori migliori. Per questo vi suggerisco di dedicare del tempo durante la settimana degli allenamenti allo sviluppo e al potenziamento di queste abilità. Senza dubbio, giocatori giovani imparano a giocare praticando il gioco stesso, tuttavia vi chiedo di dedicare meno tempo al gioco in sé per dare maggior spazio a tutte queste abilità.

Abilità della corsa:

Correre velocemente

Allenare i ragazzi a correre li renderà più veloci, a parità di capacità è la velocità a fare la differenza. Penso pertanto che i giocatori debbano allenarsi nello sprint, ma sprint veri, vale a dire oltre i 30 metri. Lo scopo di quest'esercizio è correre veloci non "fare fiato". È importante che i giocatori non siano già stanchi quando praticano quest'esercizio.

Correre per sfuggire all'avversario

Con ciò intento le abilità della corsa necessarie per battere gli avversari. Si distinguono fondamentalmente 3 tipi di corsa: il passo laterale, scartare, dissimulare la propria velocità. Penso che voi conosciate già queste tecniche, in caso contrario sono ben felice di darvi dei chiarimenti in merito.

Corsa come autoscoperta

Possiamo insegnare ai giocatori a scartare l'avversario o a variare la propria velocità, ma ogni giocatore dovrà scoprire da solo quando correre in un certo modo. Per questo sarà opportuno proporre piccoli giochi o attività nelle quali possano applicare le nuove tecniche a situazioni reali.

Correre con la palla tra le mani

I giocatori si devono allenare a tenere il pallone con le mani mentre corrono. Tenere il pallone sotto il braccio rallenta il passaggio e da all'avversario questo tipo di messaggio: "non ho intenzione di passare". Inoltre l'abilità di sposare il pallone tra le mani è molto importante per confondere l'avversario.

Abilità del passaggio:

Passaggio sicuro e veloce

Il passaggio è un'abilità fondamentale nel Rugby, i giocatori devono imparare la corretta meccanica del passaggio, come ricevere e come passare il pallone, come aumentare la lunghezza del passaggio.

Passaggio finalizzato a cambiare la direzione dell'attacco

Passaggio improvviso, passaggio incrociato e all'indietro (per il mediano).

Passaggio finalizzato a confondere l'avversario

La finta, il passaggio nascosto alla vista dell'avversario…

Ritengo che i giovani giocatori debbano dedicare la maggior parte del tempo alla pratica del passaggio.

Abilità nel calciare:

Essendo cambiate recentemente le regole sul fallo laterale, calciare in touche ha perso l'interesse che aveva in passato. Tuttavia analizzerò i calci d'attacco, ovvero i seguenti:

Il drop

A parte il fatto che si possono segnare punti con il drop, il gioco riparte sempre usando il drop, quindi risulta importante l'abilità di controllare questo tipo di calcio.

L'uppen - under

Il calcio alto che consente ai giocatori di arrivare in tempo per contendersi il pallone mentre è ancora in aria, ha anche l'effetto di spostare i tre-quarti indietro, in difesa, creando lo spazio per l'attacco.

Il calcio "in the box"

Di solito viene effettuato dal mediano di mischia quando l'ala avversaria è vicina ad una mischia nella quale il pallone è stato introdotto dal lato destro del campo: il pallone è calciato in aria e viene fatto atterrare dietro l'ala avversaria, per dare il tempo alla propria ala di prenderlo o di cadere su di esso.

Il calcio lungo attraverso il campo che va ad atterrare dietro l'ala avversaria

L'apertura calcia un calcio lungo ed alto che deve andare ad atterrare nell'area dietro l'ala avversaria per dare la possibilità alla propria ala di impossessarsi del pallone. Anche il mediano di mischia dovrebbe usare questo tipo ti calcio sul lato destro del campo quando cerca di conquistare terreno.

Il "chip" oltre la linea di difesa

Viene usato contro una linea di difesa poco profonda. Il pallone viene calciato in alto, ma non lontano allo scopo di permettere ad un compagno dei tre quarti di raccoglierlo. Ha anche l'effetto di far spostare indietro i tre quarti avversari e dare maggior tempo per attaccare.

Concludendo, spero che questa stagione sia un'esperienza piacevole per voi e per i vostri ragazzi, una stagione che vi consentirà di approfondire nuovi spunti ed idee e sviluppare esercizi da condividere con tutti noi. Il vostro è un compito veramente impegnativo, non solo dal punto di vista tecnico e educativo, ma anche nella prospettiva a lungo termine: voi, come allenatori delle squadre giovanili, siete i creatori e i fautori delle future prime squadre del Valpolicella. È molto importante non perdere mai di vista quest'obiettivo a lungo termine nel rugby. Secondo me non è importante per voi vincere i campionati giovanili: dare un valore eccessivo alla vittoria potrebbe limitare gli impulsi creativi delle vostre squadre. Incoraggiate i vostri ragazzi a sviluppare e cercare sempre nuove esperienze per raggiungere la meta più importante nel rugby: una squadra che pensa.

Gus Enderstein ed il minirugby tutto.

10 motivi di Rugby ai bambini

Dieci buone ragioni per proporre il rugby ai bambini.

  1. Si gioca con un pallone che è ovale e che rimbalza dove vuole. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  2. Il pallone si calcia in avanti, ma si passa con le mani all'indietro. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  3. Si segna posando con le mani il pallone nell'area di meta avversaria. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  4. I pali ad “ H “ non hanno rete, ma delimitano lo spazio celeste dentro il quale va calciato il pallone per far punti. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  5. I giocatori di RUGBY indossano i medesimi indumenti dei calciatori. All'ingresso in campo entrambi sembrano identici. All'uscita meno. Non portano alcuna attrezzatura protettiva perché il gioco non è violento. Ma è un gioco di contatto fisico, ruvido e aspro. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  6. Le piccole ammaccature sono nell'ordine naturale del gioco. Ma si impara a sopportarle. Nessun altro gioco esige altrettanto rispetto dell'avversario e delle decisioni dell'arbitro. Si impara il sacrificio e il civismo. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  7. In nessun altro gioco la squadra ha quindici giocatori. È un coro di quindici solisti. È una miniera di amicizia, una palestra di altruismo. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  8. Giocano a RUGBY persone di ogni taglia fisica e di ogni prontezza. Piccoli, alti, grossi, magri, lenti, veloci, agili, pesanti, nessuno è escluso in un gioco in cui si corre, si salta, si spinge, si placca e si esercita forza, destrezza, intelligenza, nel rispetto di ruoli definiti e di un'organizzazione precisa. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  9. È un gioco che non si mette in concorrenza con gli altri, ma anzi è pronto ad accogliere chi non può o non vuole praticare altri tipi di gioco. Non promette carriere, successi, ricchezze, ma aria aperta e creativa fatica. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.
  10. Per i bambini conoscere il RUGBY è entrare in una scuola che fortifica il carattere, è avviarsi allo sport in cui si pratica l'amicizia, si forma una solida coscienza civica, la forza fisica si traduce in forza morale. Il RUGBY è un gioco davvero speciale.

Prof. RANZATO (ex giocatore di rugby ed ex Provveditore agli studi di Rovigo )

Comunque è vero, chi gioca a rugby si sporca. Ma è un buon motivo per non proporlo ai propri figli?

I diritti del bambino

Le regole di cui hanno diritto i bambini per fare uno sport.

Lo statuto del Giovane Rugbysta

La Carta dei Diritti del Bambino

  1. Diritto al piacere:
    Il rugby è il mio piacere ed intendo che tutti lo rispettino;
  2. Diritto alla salute:
    Non sono una macchina per giocare;
  3. Diritto a buone condizioni per la pratica:
    Le mie esigenze materiali sono identiche a quelle dei grandi;
  4. Diritto al rispetto:
    Non turbatemi quando gioco;
  5. Diritto alla differenza:
    Non sono un campione, ma posso diventarlo;
  6. Diritto ad una formazione di qualità:
    Vorrei educatori che mi capiscano e che mi aiutino a giocare meglio;
  7. Diritto all'iniziativa:
    Quando gioco voglio essere libero nelle mie scelte e nelle mie decisioni;
  8. Diritto alla competizione:
    Voglio misurarmi con gli altri per progredire;
  9. Diritto all'espressione:
    Non fate tutto per me, posso anch'io fare delle proposte e partecipare attivamente alla vita della Società;
  10. Diritto alla responsabilità:
    Ho anch'io sul campo, come nella vita di tutti i giorni, i miei obblighi.

I ruoli nel rugby

Caratteristiche dal punto di vista umoristico dei ruoli in questo sport.

L'allenatore

È una persona divertente, sembra capire tutte le tattiche e le regole. Passa le ore insegnando mosse prestabilite.

Si attribuisce il merito delle mete segnate anche quando le mosse prestabilite non vengono impiegate.

Gli allenatori sono di solito ex-giocatori di match internazionali o ex-vigili vendicativi.

Il Pilone - n° 1 e 3

I piloni sono quegli individui pelosi che si alzano per ultimi da una mischia rovinosa e che vanno malgrado tutto per primi al bar.

Grugniscono felicemente durante la partita nel buio della mischia, sperando di poter fornire qualche palla decente agli esterni.

In Realtà Deve Saper Fare :

Nella tenuta in mischia:

  • Imporre una forte pressione al proprio pilone;
  • Stabilizzare la mischia od orientarne la spinta;
  • Mettere il proprio tallonatore nella posizione più favorevole per effettuare il tallonaggio del pallone;
  • Mettere il tallonatore avversario nella posizione più sfavorevole per effettuare il tallonaggio del pallone.

Sostegno su conquista aerea :

  • Aiutare il compagno incaricato della presa del pallone, sostenendolo nel salto, isolandolo dagli avversari, riportarlo terra e permettendogli di mettere il pallone a disposizione nel miglior modo possibile;
  • Prendere su di sè la pressione che l'avversario vuol far subire al saltatore in touche o su calcio di invio o di rinvio.

Lotta sui raggruppamenti:

  • Recuperare il pallone;
  • Scavalcare il pallone o il portatore della palla;
  • Costruire, strutturare, rinforzare il raggruppamento secondo l'ordine di arrivo e la necessità del gioco.

In difesa:

  • Avanzare sull'avversario, placcarlo, bloccarlo, e/o occupare gli spazi liberi (ripartizione del terreno di gioco).

Nel peel-off:

  • Sostenere il pallone in touche, dal momento che ci supera nel lancio.

Il Tallonatore - n° 2

Il bello ad essere tallonatore è che hai sempre la possibilità di giocare, perché poche persone vogliono ricoprire questo ruolo.

Molti clubs hanno tanti estremi, mediani, ma sono molto fortunati se riescono ad avere anche un solo vero tallonatore.

Tallonatori si nasce e non si diventa, senza collo, con le gambe storte e le braccia lunghe.

In Realtà Deve Saper Fare :

Nel tallonaggio:

  • Conquistare il pallone sulla propria introduzione con il 3° o il 4° piede (nozione di rapidità);
  • Conquistare il pallone su introduzione avversaria o spingere.

Lanciare – Raccogliere:

  • Lanciare : Effettuare perfettamente il lancio del pallone in ogni zona di recupero;
  • Essere in “armonia” con i propri saltatori effettuando il lancio del pallone come lo desiderano;
  • Seguire il proprio lancio per poter essere operazionale il più velocemente possibile;
  • Raccogliere : Piazzarsi correttamente in funzione della zona di salto;
  • Essere capaci di trasmettere, di conservare o dinamizzare il pallone.

Nella tenuta in mischia

  • Imporre pressione;
  • Resistere alla spinta imposta dal tallonatore avversario;
  • Serrarsi con i propri piloni per rendere compatta la prima linea.

Nella lotta sui raggruppamenti:

  • Recuperare il pallone;
  • Scavalcare il pallone o il portatore della palla;
  • Costruire, strutturare, rinforzare il raggruppamento a secondo l'ordine di arrivo e la necessità del gioco;
  • Avere una funzione logica e utile in tutti raggruppamenti.

In difesa:

  • Avanzare sull'avversario, placcarlo, bloccarlo, e/o occupare gli spazi liberi (ripartizione del terreno di gioco);
  • Pressare in touche il MM avversario;
  • Occupare un lato del raggruppamento (ruolo di guardia).

La Seconda Linea - n° 4 - 5

Quelli in seconda linea sono dei grossi e angelici individui che sono lì per vedere l'esito della rappresaglia.

Non fa per loro l'astuto temperamento delle terze linee, sono orgogliosi delle vendette che consumano durante l'allineamento, soprattutto perchè sono nascosti alla vista dell'arbitro dall'altra colossale seconda linea.

In Realtà Deve Saper Fare :

Nelle conquiste aeree:

  • Essere capaci di determinare esattamente le traiettorie del pallone in volo;
  • Imporsi nel salto e nel ritorno al suolo;
  • Controllo del pallone a due mani;
  • Rendere disponibile il pallone liberando la parte superiore del corpo (rotazione nel salto, ¼ di giro);
  • Avere la capacità di variare i propri tipi di salto.

Nella tenuta in mischia:

  • Aiutare la prima linea nella spinta;
  • Serrare l'edificio della mischia (appoggi superiori), sempre mantenendo i corridoi che permettono una veloce uscita della palla.

Nella lotta sui raggruppamenti:

  • Recuperare il pallone;
  • Scavalcare il pallone o il portatore del pallone;
  • Costruire, strutturare, rinforzare il raggruppamento secondo l'ordine di arrivo e la necessità del gioco.

In difesa:

  • Avanzare sull'avversario, placcarlo, bloccarlo, e/o occupare gli spazi liberi (ripartizione del terreno di gioco).

La Terza Linea Centro - n° 8

Il n° 8 è un individuo piuttosto alto che tende a stare in fondo alla mischia e di impossessarsi della palla che sbuca fuori velocemente.

Di solito è un mediano di mischia deluso che tenta sempre di prendere una palla al volo per tuffarsi in meta, di solito sbagliando in pieno.

In Realtà Deve Saper Fare :

Presenza sul pallone:

  • Essere sempre là dove c'è il pallone, o dove andrà ad essere (nozione di sostegno vicino)

Difesa

  • IMPORSI sull'avversario nel momento del placcaggio : essere sopra di lui quando lo si mette al suolo, farlo ritornare indietro all'impatto;
  • ARRESTARE il gioco avversario e obbligarlo a rendere il pallone disponibile al gioco delle due squadre o bloccarlo in piedi;
  • Costruire o rinforzare il secondo livello difensivo, in particolare con intervento sui palloni provenienti dall'alto e sulle penetrazioni del primo livello difensivo.

Conquiste aere

  • Essere capaci di determinare esattamente le traiettorie del pallone;
  • Imporsi nel salto e nel ritorno al suolo;
  • Controllo del pallone a due mani;
  • Controllare e indirizzare il pallone in deviazione;
  • Rendere disponibile il pallone liberando la parte superiore del corpo (rotazione nel salto, ¼ di giro);
  • Capacità a variare i propri salti.

Lotta sui raggruppamenti

  • Recuperare il pallone;
  • Scavalcare il pallone o il portatore del pallone;
  • Costruire, strutturare, rinforzare il raggruppamento a secondo l'ordine di arrivo e la necessità del gioco.

Tenuta in mischia

  • SPINGERE, serrare, "guidare la mischia" orientandola o impedendo di disassarsi;
  • Scegliere immediatamente la forma di gioco più giudiziosa se :
    • La mischia gira;
    • La mischia avanza o indietreggia;
  • Bloccare, liberare, conservare, guidare il pallone a seconda delle esigenze.

La Terza Linea Ala - n° 6 - 7

Le terze linee sono molto veloci, corrono a tutto campo trattenendo o placcando qualsiasi cosa incontrino, generalmente si comportano in modo assassino e spesso sono deportati dalla Nuova Zelanda.

Tendono a ferirsi molto, spesso vengono messi fuori combattimento e quando riemergono dal trattamento dei soccorritori, sono fasciati da bende e drammaticamente determinati a resistere a tutti i tentativi per far loro lasciare il campo.

In Realtà Deve Saper Fare :

Presenza sul pallone :

  • Essere sempre là dove c'è il pallone, o dove andrà ad essere (nozione di sostegno vicino).

Placcaggio:

  • IMPORSI sull'avversario nel momento del placcaggio: farlo ritornare indietro all'impatto sollevandogli gli appoggi inferiori;
  • ARRESTARE il gioco avversario e obbligarlo a rendere il pallone disponibile al gioco delle due squadre o bloccarlo in piedi;
  • Costruire o rinforzare il secondo livello difensivo.

Conquiste aeree:

  • Essere capaci di determinare esattamente le traiettorie del pallone;
  • Imporsi nel salto e nel ritorno al suolo;
  • Controllo del pallone a due mani;
  • Controllare e indirizzare il pallone in deviazione;
  • Rendere disponibile il pallone liberando la parte superiore del corpo (rotazione nel salto, ¼ di giro);
  • Capacità a variare i propri salti.

Lotta sui raggruppamenti:

  • Recuperare il pallone;
  • Scavalcare il pallone o il portatore del pallone;
  • Costruire, strutturare, rinforzare il raggruppamento a secondo l'ordine di arrivo e la necessità del gioco.

Tenuta in mischia:

  • Aiutare i propri compagni nel momento dell'impatto e nella spinta;
  • Variare il proprio piazzamento in mischia per proteggere il numero 9;
  • Essere il più velocemente possibile disponibile per giocare (gioco attorno alla mischia o in sostegno).

Il Mediano di Mischia - n° 9

Per essere un mediano di mischia non si deve essere alti, bisogna avere il centro di gravità molto basso e l'abilità di parlare “non-stop” durante tutta la partita, anche quando si viene abbattuti e si è privi di sensi. Un mediano di mischia non fa mai un brutto gioco, se fa una cavolata non è colpa sua: la terza linea gli ha passato una palla schifosa, senza un minimo di protezione.

Se, comunque, ha anche un bel gioco, si dice: “chi non giocherebbe bene dietro una mischia come quella ?”.

In Realtà Deve Saper Fare :

Passare – introdurre - lanciare:

  • Trasmettere rapidamente il pallone con estrema precisione (lavoro con gli appoggi, con lo sguardo, …);
  • Variare la potenza e la velocità delle trasmissioni del pallone.

Gioco al piede:

  • Saper giocare con i due piedi offensivamente o difensivamente dopo le fasi di conquista o dai raggruppamenti (spazi ristretti);
  • Aver un gran repertorio con il gioco al piede : calcio raso terra, a scavalcare corto-lungo, up and under, …, con il corpo che si trova sovente disassato (di fianco, all'indietro).

Difesa:

  • Pressare il Mediano di Mischia avversario;
  • Pressare il Mediano di Apertura avversario;
  • Fare il secondo livello difensivo;
  • Variare la propria difesa;
  • Placcare;
  • Inserirsi nel secondo e a volte nel terzo livello difensivo.

Sostegno - ripiazzamento:

  • Essere sempre in movimento per andare verso il pallone e scegliere il piazzamento più giusto dettato dal gioco (essere in grado di variare la propria corsa).

Leader - strategia:

  • Scegliere la forma di gioco adeguata analizzando i rapporti di forza (punti deboli dell'avversario, punti forti della propria squadra);
  • Dirigere, conducendo i propri compagni nella forma di gioco scelta in base alle informazioni prese sul terreno;
  • Decidere per gli altri, tenendo conto degli altri.

Il Mediano di Apertura - n° 10

Idealmente il mediano di apertura dovrebbe essere ben spallato, con vita sottile e con la zazzera dorata.Se sa anche giocare un pochino, tanto meglio.

Ci sono due tipi di mediani d'apertura:

  • il tipo solo calciante (calcia, ma quasi mai si catapulta per raccoglierla, preferisce assistere all'entusiasmante spettacolo del “mucchio selvaggio”)
  • il tipo che corre e passa ( non ha mai sentito parlare di calci tattici, con lui ci si danna ma si gioca solo sul trasversale).

Per stabilire se si è mediani d'apertura idealmente si dovrebbe essere degli intelligenti studiosi del gioco, possibilmente imparentati con il presidente della società.

In Realtà Deve Saper Fare :

Gioco al piede:

  • Saper utilizzare tutte le forme di gioco al piede (con entrambi i piedi) a dei fini offensivi e difensivi : precisione, potenza, …

Passare:

  • Essere in grado di trasmettere il pallone variando le modalità di corsa (ritmo, direzione, su un passo dissociando la parte superiore del corpo, …), la potenza e il timing (buon momento) per favorire al meglio il lancio del gioco;
  • Rimanere sempre precisi nell'effettuazione dei passaggi.

Difesa:

  • Dar l'avvio e orientare la salita difensiva dei tre quarti;
  • Placcare.

Sostegno - ripiazzamento:

  • Seguire il pallone al fine di ritrovare in un secondo tempo il posto occupato inizialmente.

Distribuire:

  • Contrattare il più giudiziosamente possibile : gioco al piede, gioco alla mano o la propria corsa dei palloni che vengono forniti dopo i raggruppamenti.

Il Tre Quarti Crntro - n° 12 - 13

È la più confusa di tutte le posizioni del rugby.

I centri di costituzione tarchiata pensano di essere gli specialisti dello scontro fisico, mentre quelli di costituzione longilinea sono invariabilmente dei mediani di apertura mancati.

Pur di giocare sono felici di giocare centri nella speranza che il mediano di apertura venga “barellato” per colpa di un centro che lo ha lavorato con una serie di passaggi da “ospedale” tipo: ti passo palla e uomo.

In Realtà Deve Saper Fare :

Passare :

  • Essere in grado di trasmettere il pallone variando le modalità di corsa (ritmo, direzione, su un passo dissociando la parte superiore del corpo, …), la potenza e il timing (buon momento) per favorire al meglio il lancio del gioco;
  • Rimanere sempre precisi nell'effettuazione dei passaggi;
  • Tutto con grandi capacità di accelerazione.

Difesa :

  • Salire velocemente nel campo avversario;
  • Imporsi fisicamente sul proprio avversario diretto;
  • Variare il proprio tipo di difesa per essere più efficaci.

Creare e negoziare un sovrannumero:

  • Avanzare in 2 x 1 con:
    • Debordamento;
    • Variazione della corsa per entrare nello spazio;
  • Trasformare il 2 x 1 in 1 x 0:
    • Fissando;
    • Andando a cercare;
    • Rientrando, …

Resistenza al placcaggio:

  • Avanzare sull'avversario, placcarlo, bloccarlo, e/o occupare gli spazi liberi (ripartizione del terreno di gioco).

Gioco al piede :

  • Restare sui propri appoggi per permettere ai propri compagni in sostegno di recuperare il pallone e dunque al gioco di continuare;
  • Liberare la parte alta del proprio corpo per offrire il pallone.

L'Estremo - n° 15

Una posizione molto corteggiata e amata da quelli con le spalle larghe, i giocatori tipo “morte e gloria” che sono contenti di essere coinvolti nel gioco solo quando se lo sentono.

Per esempio, perforando la linea dei 3/4 dopo un lungo e freddo periodo di inattività. Questi periodi di inattività vengono considerati dagli estremi delle posizioni tattiche di riparo, in effetti lo fanno semplicemente per tenersi fuori dai guai.

L'estremo deve avere anche una certa abilità nel proteggersi dai suoi stessi compagni, evitando l'ostruzione dopo un calcio “up & under” seguito da un coraggioso e teatrale : “PALLA MIA !”

In Realtà Deve Saper Fare :

Ricezione del pallone:

  • Essere posizionato sul punto di caduta del pallone;
  • Prendere il pallone sotto pressione.

Gioco al piede:

  • Possedere tutte le forme di gioco al piede (con entrambi i piedi), in particolare il calcio di liberazione al volo.

Difesa:

  • Avere dei placcaggi devastanti (in quanto ultimo uomo del dispositivo difensivo);
  • Difesa sul pallone (vedi ricezione).

Creatività :

  • Prendere delle iniziative per rilanciare il gioco;
  • Investirsi fisicamente nel gioco dei tre quarti (sia dalla parte più grande che da quella più piccola del campo);
  • Tutte queste azioni devono essere esplosive per tagliare in due la difesa avversaria.

Le Tre Quarti Ala - n° 11 - 14

Per essere un'ala devi avere tre qualità fondamentali:

  • velocità;
  • indifferenza per l'inattività;
  • attitudine a parlare con le ragazze (talento che si sviluppa specialmente lungo la linea di touche, come sanno quelli del mestiere).

Molte ali parlando delle loro partite migliori, citano il numero di appuntamenti che hanno ottenuto, non i tentativi di meta.

Recentemente un record è stato battuto da un'ala particolarmente piacevole a guardarsi che ottenne ben 5 diversi appuntamenti durante il primo tempo e che si fidanzò con la sesta ragazza nel secondo tempo.

In Realtà Deve Saper Fare :

Realizzatore:

  • Capacità a rendere produttivo tutto il lavoro effettuato dai propri compagni : “essere attratto dalla linea di meta”.

Difesa sull'uomo:

  • Dominare il proprio avversario indipendentemente dalle sue qualità (velocità, potenza, destrezza), adattandosi a difendere di conseguenza;
  • Distruggere un 2 x 1 sfavorevole permettendo ai propri compagni di rientrare in aiuto.

Difesa sul pallone

  • Determinare il gioco avversario e posizionarsi, a volte anticipando, per recuperare il pallone.

Sostegno difensivo/offensivo

  • Andare verso il gioco :
    • Nel III° livello (per sostituire l'estremo);
    • Nel II° livello (coprendo la linea dei tre quarti);
  • Intervenendo nella linea dei ¾ (variando la zona di intervento).

Resistenza al placcaggio

  • Restare sui propri appoggi per permettere ai propri compagni in sostegno di recuperare il pallone e dunque al gioco di continuare;
  • Liberare la parte alta del proprio corpo per offrire il pallone.

Il Capitano nel rugby

Le caratteristiche che deve avere il Capitano di una squadra di rugby.

Alcune cose su cosa richiede essere un buon Capitano

All'inizio dell'anno sportivo vi sarà chiesto di scegliere il vostro capitano per la stagione iniziata. È un compito molto importante e spero lo affrontiate seriamente.

La persona che sceglierete come capitano avrà il difficile compito di formare voi, giocatori, giovani con interessi, educazione ed esperienze diverse, in una squadra.

Sarà suo dovere assicurarsi che tutti voi possiate trarre il maggior divertimento possibile da questa stagione.

Mentre molte persone possono pensare che l'importante per voi sia vincere, per me non è così e non dovrebbe essere nemmeno il vostro principale obiettivo. Siete giovani e lo si è una volta sola e questo è l'unico momento in cui giocherete a Rugby. Quando smetterete avrete smesso per il resto della vostra vita. Vi sono molti vecchi giocatori che darebbero tutto quel che hanno solo per indossare un'altra volta gli scarpini e sentire i tacchetti mordere l'erba in una splendida giornata invernale. A mio avviso è molto più importante per voi sentire che avete goduto del vostro gioco e del vostro coinvolgimento nel Rugby.

Mentre il coach col suo punto di vista sulle vittorie o sulle sconfitte e con i suoi allenamenti può aiutarvi in qualche modo ad acquisire questo obiettivo è compito del capitano assicurarsi che lo facciate. Deve tirare fuori la squadra che è in voi.

Che requisiti cercare nel scegliere un capitano:

Vi elenco ora alcune caratteristiche che penso siano importanti in un capitano. La lista è in ordine decrescente: dalla cosa che ritengo più importante a ciò che considero di minor valore.

Un buon capitano:

  • È un leader, lo seguirete volentieri.
  • Deve conoscere bene i suoi compagni di squadra, è paziente, attento e buon osservatore di uomini: è cosciente di ciò che succede nella sua squadra.
  • È una persona disciplinata e voi accetterete di essere disciplinati da lui.
  • Ci si può parlare facilmente se si hanno dei problemi.
  • Porta rispetto ed è leale con i compagni.
  • È orgoglioso della sua squadra.
  • Conosce bene il gioco.

I compiti di un buon capitano:

Vi elencherò ora ciò che ritengo essere doveri importanti di un buon capitano. Noterete come questi compiti siano strettamente in relazione con i requisiti che mi aspetto un capitano debba avere.

Introduzione:

Una squadra di Rugby è composta da 15 a 25 giocatori. Tra questi vi saranno coloro con un fisico imponente come vi saranno coloro con un fisico più mediocre, coloro più coraggiosi che amano l'aspetto fisico del gioco, ce ne potrebbero essere altri che non amano placcare o essere placcati, chi si innervosisce nel dover prendere una palla alta o di cadere sulla palla davanti a degli avversari robusti. Alcuni giocatori possono essere fisicamente ben allenati, altri potrebbero, attraverso le limitazioni del tempo, essere piuttosto fuori forma e non poter giocare l'intera partita.

  • Da queste pluralità il capitano attraverso la sua leadership deve formare una squadra nella quale ogni membro è disposto a servire, ad attaccare con vigore ed entusiasmo, a difendere con aggressività. Deve apprendere le abilità e le caratteristiche dei suoi compagni e usare queste conoscenze per estrarre dagli acciacchi fisici e dallo stato di forma insufficiente la volontà di fare del loro meglio per amore della squadra. Capitanare è l'arte di estrarre dai propri compagni performances che sono superiori a quelle che credevano essere in grado di poter fare, correre più velocemente, durare di più, fare un placcaggio decisivo, eseguire un uppen-under, etc.
  • Aiutare il coach ad allenare, dando esempio negli allenamenti e in partita, andando d'accordo con il coach, capendo i suoi obiettivi, volenteroso di parlare con il coach per conto vostro se richiesto.
  • Essere responsabile della disciplina della squadra dentro e fuori il campo.
  • Permettere ai compagni di pensare schemi che un domani potrebbero essere usati in partita: incoraggiare la squadra a cominciare a pensare da squadra.
  • Essere tatticamente preparato e saper cambiare schema sul campo di gioco quando richiesto.
  • Essere orgoglioso della sua squadra ed estrarre questo orgoglio dai suoi giocatori; orgoglio che si fa notare da sé, per il solo fatto che la squadra è ben allestita, gioca correttamente e si comporta bene sul campo, vince con umiltà e perde con dignità, che sa riprendersi se rimane indietro e produce delle grandi performances.
  • Assicurarsi che l'intera squadra come tutti coloro associabili alla squadra (vale a dire giocatori, responsabili, dirigenti e lo stesso allenatore) si divertano. In questo modo saranno più le partite vinte che quelle perse.

Gus Enderstein ed il minirugby tutto.

Il rugby di George Coste

Il rugby visto da George Coste ex allenatore della Nazionale Italiana.

Il gioco del rugby visto da George Coste

Chi è George Coste

George Coste C.T. dell'Italia sino al 2000, nato a Perpignan (Francia) il 7.12.1943, è stato giocatore nel ruolo di mediano di mischia, ma ha dovuto cessare presto l'attività per infortunio.

Ha giocato nella Nazionale Juniores della Francia dai 17 sino ai 20 anni. Ha allenato a tutti i livelli, dai bambini alle squadre di Prima Divisione.

Insegnante di educazione fisica, ha lavorato per più di 20 anni assistendo disabili mentali.

Prima di diventare responsabile tecnico dell'Italia (settembre 1993), ha allenato il Perpignan, squadra di prima divisione francese.

Sotto la sua guida l'Italia ha compiuto notevoli progressi, soprattutto nell'organizzazione e nella preparazione fisica e psicologica.

Sposato, ha due figli maschi giocatori di rugby. Ama la musica classica e le passeggiate in montagna.

Il Rugby di George Coste

Il Rugby è uno sport COLLETTIVO differente da tutti gli altri, in quanto il regolamento, per dare pari opportunità per il possesso del pallone, permette alla squadra che non ne è inizialmente in possesso, di poter, attraverso il PLACCAGGIO, fermare l'avversario per arrestare l'avanzamento e recuperare il pallone.

È uno sport COLLETTIVO di COMBATTIMENTO dove due squadre si AFFRONTANO A VISO APERTO, ed affinché questo "scontro " sia permanente, bisogna che gli avversari siano davanti ed i compagni dietro.

Il confronto è sicuramente duro, ma leale, ed il rispetto dell'uomo è prioritario e totale.

Da questo dialogo di corpi, da questa espressione corporale individuale e collettiva, da questa opposizione tra le due squadre e dall'equilibrio che si determina, nasce il gioco.

Le quattro regole fondamentali del rugby sono:

  1. LA META (segnare la meta) ;
  2. IL DIRITTO ALLA DIFESA (pari opportunità per il possesso del pallone) ;
  3. IL FUORIGIOCO (avversari davanti - compagni dietro) ;
  4. IL TENUTO (riuscita del placcaggio) .

La volontà di avanzare delle due squadre, l'una per segnare, l'altra per impedire di segnare, porterà al placcaggio. Il pallone deve continuare a vivere.

Il problema della vita del pallone passa attraverso la sua conservazione e la sua riutilizzazione (o il suo recupero e la sua riutilizzazione) ed è il momento in cui si manifesta una dimensione fondamentale del rugby, il Sostegno.

"Quando io sono in difficoltà, i miei compagni mi aiutano e nel fondersi con me fanno nascere la solidarietà dei corpi dove non sono mai lasciato solo".

Questo sostegno ha un senso sociale prima che tecnico:

"Io devo aiutare il mio compagno quando è in difficoltà, non posso lasciarlo solo e devo anticipare il mio intervento per evitare che egli perda il pallone, perché l'altra squadra ha il diritto di intervenire e recuperare questo pallone".

È la qualità umana e tecnica di questi sostegni che porterà alla conservazione o al recupero del pallone.

I giocatori giunti in sostegno per la conservazione ed i giocatori giunti in sostegno per il recupero, si affrontano, per la vita del pallone o per la sua morte (con la morte del pallone si avrà arresto del gioco, che ripartirà da una mischia, una touche o un calcio di punizione).

Il placcaggio determina un momento di lotta per la conservazione o per il recupero, ma determina anche due spazi (interno ed esterno) da cui deriverà, - sia che tu placchi, sia che tu sia placcato, sia che tu sostenga, sia che tu riutilizzi, sia che tu recuperi, sia che tu occupi, - una alternanza tra mobilitazione di giocatori sul pallone e mobilitazione di giocatori sullo spazio.

Non si tratta di pensare solo al pallone, ma bisogna sempre considerare anche lo spazio e la sua occupazione ;

è la ricerca del perpetuo equilibrio nella ripartizione ottimale dei giocatori sul pallone e sugli spazi creati.

In sintesi la qualità degli interventi si esprime nel:

  • Io sono sempre utile, mai inattivo;
  • Io sono sempre vigile, attento;
  • Io creo, invento, anticipo;
  • Io penso per me e per gli altri.

È un balletto dei corpi, uno scontro dei corpi, ma di corpi che riflettono, intelligenti, generosi, entusiasti, solidali.

È la costruzione dell'uomo nella sua entità "corporale e culturale".

Questo gioco è completo, esso coinvolge il corpo e lo spirito.

L'uomo si realizza pienamente, si costruisce sul piano sociale, affettivo, cognitivo, motorio.

IL RUGBY NON È SOLO ALLENAMENTO PER UN GIOCO, È ALLENAMENTO PER LA VITA. QUESTO SPORT È SCUOLA DI VITA !!!

George Coste

APPUNTAMENTI

  • Prima squadra
  • Dom 23 Nov 08 - 14:30
  • EXPANDIA
  • Valsugana
  • Dom 30 Nov 08 - 14:30
  • Casale
  • EXPANDIA
  • Seconda squadra
  • Dom 30 Nov 08 - 14:30
  • VALPOLICELLA
  • The Monsters
  • Under 19
  • Sab 22 Nov 08 - 17:00
  • VALPOLICELLA
  • Bassano
  • Mini Rugby
  • 23/11/2008 - 10:00
  • Raggruppamento CIV a PADOVA (Petrarca)

  • Impianti sportivi MEMO GEREMIA, in Via Gozzano, 64 (Località Guizza).

ULTIMI RISULTATI

  • Prima squadra
  • Dom 16 Nov 08
  • 3

    Tarvisium
  • 43

    EXPANDIA
  • Seconda squadra
  • Dom 16 Nov 08
  • 16

    VALPOLICELLA
  • 7

    west Verona Union
  • Under 19
  • Dom 09 Nov 08
  • 36

    VALPOLICELLA
  • 9

    Roccia Rubano
  • Dom 16 Nov 08
  • 38

    Udine
  • 15

    VALPOLICELLA
  • Under 17
  • Dom 16 Nov 08
  • 27

    VALPOLICELLA
  • 36

    Bassano
  • Under 15
  • Dom 16 Nov 08
  • 131

    Cus Padova
  • 5

    VALPOLICELLA
  • Mini Rugby
  • 09/11/2008
  • Raggruppamento CIV a Rovigo - Monti Rugby Rovigo