Monte Baldo
IL MONTE BALDO
Inquadramento Generale
Il Monte Baldo è la catena montuosa più occidentale delle Prealpi venete. È delimitato a nord dalla valle di Loppio, a ovest dal lago di Garda, a est dalla Valle Lagarina e a sud dalla conca di Caprino e dall'anfiteatro morenico di Rivolti. Si estende in senso Nord/NordEst - Sud/SudOvest per oltre 30 km con cime che si elevano oltre i 2200 metri s.l.m.
Il rilievo suddiviso tra Veneto e Trentino, si compone di due distinte parti: il Monte Baldo vero e proprio, che va da punta San Vigiglio a Bocca Navene, e il Monte Altissimo di Nago, che va da Bocca Navene fino alla Sella di Loppio.
I versanti occidentali ed orientali sono scoscesi e selvaggi e si ergono con pendenze molto elevate rispettivamente al di sopra del lago di Garda e della Valle dell'Adige. A sud la catena di interrompe a livello della conca di Lumini e dolcemente scende, ad occidente, fino a punta San Vigiglio, e ad oriente, fino alla piana di CAprino. A nord invece i versanti ritornano ripidi e scoscesi e, perdendo rapidamente quota, si raccordano alla depressione di Loppio-Nago.
La Geologia
Il massiccio del Monte Baldo è costituito prevalentemente da rocce sedimentarie marine di tipo carbonatico ed in particolare da calcari e dolomie; sono presenti anche calcari marnosi, marne e rocce vulcaniche (basalti e ialoclastiti). La formazione più antica è rappresentata dalla "Dolomia Principale" del Triassico; a questa si sovrappongono i calcari grigi, i calcari oolitici, Il Rosso Ammonitico Veronese del Giurassico, il Biancone ed infine la Scaglia del Cretaceo. Le formazioni più potenti sono le tre antiche; esse formano lo scheletro principale del rilievo ed affiorano su vaste estensioni costituendo i principali versanti.
La catena si è formata nell'Era Cenozoica (tra 65 e 2 milioni di anni fa) quando i materiali depositati nell'antico Mare della Tetide, in seguito alla compressione dovuta alla collisione tra la placca Africana e quella Eurasiatica, si inarcarono per originare le Alpi. Il sollevamento del territorio al di sopra del mare espose il rilievo agli agenti dell'erosione che ne iniziarono prontamente la demolizione e il modellamento. I fenomeni erosivi sono stati e sono ancora oggi particolarmente appariscenti come testimonia la notevole asprezza del paesaggio. I principali motori dell'erosione sono la forza di gravità e i processi dinamici dell'atmosfera, delle acque, scorrenti in superficie e percolanti i profondità, e dei ghiacciai.
Da questa attività demolitrice si sono formate le valli, i canaloni, i fenomeni carsici e i circhi glaciali, di cui sul Monte Baldo è possibile ammirare splendide forme.
Il Clima
Il clima è piuttosto mite con temperature medie abbastanza elevate per l'effetto mitigante esercitato dalla grande massa d'acqua del lago di Garda. Comune è in inverno il fenomeno dell'inversione termica per cui, mentre in pianura si addensano le nebbie e la temperatura si mantiene sotto gli 0°C, in montagna splende il sole e si registrano valori termici piuttosto elevati. Le stagioni più piovose sono la primavera e l'autunno mentre le minime precipitazioni di registrano in inverno.
La Storia
Il nome "Monte Baldo" compare per la prima volta in una carta topografica germanica del 1163. "Polninus" sembra essere invece il toponimo romano rimasto in uso fino alla fine del medioevo.
Le prime tracce della presenza umana risalgono alla preistoria con la frequentazione Paleolitica (da 20.000 a 8.000 anni a. C.), Mesolitica (da 8.000 a 4.500 anni a. C.) e Neolitica (da 4.500 a 2.000 anni a. C.) come testimoniano le splendide incisioni rupestri del Monte Luppia. Durante il dominio romano vennero costruite diverse opere difensive, in punti strategicamente importanti, soprattutto lungo la strada che collegava Garda a Rivoli e lungo la strada che da Caprino portava a Ferrara di Monte Baldo. Attorno a queste fortificazioni, con il passare del tempo, sorsero dei piccoli villaggi che con l'avvento del cristianesimo si arricchirono di cappelle e chiesette, alcune delle quali sono ben conservate come la Pieve di Caprino, Santa Cecilia e San Gallo a Pesina e San Benigno e Caro a Malcesine.
Durante la dominazione barbara, ed in seguito fin dopo l'XI secolo, il Monte Baldo venne frammentato in numerosi domini feudali ed ecclesiastici. Con la liberazione dalle servitgrave; feudali nacquero, nel XII secolo, i primi comuni (Caprino, Pesina, Brentino, San Zeno di Montagna, Torri, etc...).
Dopo la dominazione scaligera il Baldo conobbe il lungo dominio veneziano e fu suddiviso amministrativamente in due parti: il versante occidentale, appartenente alla "Gardesana dell'acqua", sotto il controllo di Malcesine, e il versante sudorientale, appartenete alla "Gardesana della terra", dipendente da Caprino.
Dopo la breve parentesi napoleonica l'area rimase agli austriaci fino all'annessione del Veneto all'Italia, escluso però il Monte Altissimo. Durante la prima guerra mondiale la catena baldese divenne terra di confine tra il Regno d'Italia e l'Impero Austroungarico. Furono costruite diverse fortificazioni, gallerie e trincee (soprattutto a Novezza, sul Telegrafo e sull'Altissimo) di cui oggi rimangono ancora numerose testimonianze. Sempre in questo periodo vennero costruite dai soldati alcune strade militari tra cui la strada "Generale Graziani" e la strada che da San Zeno porta a Prada e a Brenzone e a Forte di Naole.
Anticamente il Monte Baldo era chiamato la "Montagna dei pastori"; la risorsa principale delle popolazioni che ne abitavano le pendici era infatti la pastorizia. Con la razionalizzazione della pratica dell'alpeggio, compiuta nel Cinquecento dai Veneziani, l'allevamento del bestiame, soprattutto dei bovini, venne notevolmente incrementato. Molti boschi vennero distrutti per far spazio a prati e pascoli e un po' ovunque sorsero delle costruzioni caratteristiche: le malghe, che servivano per la raccolta del latte e la lavorazione del formaggio. Alla fine degli anni '70 le malghe censite sul Baldo erano 48.
La Fauna
Grazie alla grande varietà di ambienti, alla presenza di diverse aree dove la fauna è protetta e ad alcune felici reintroduzioni, il territorio baldese possiede un patrimonio faunistico estremamente vario ed interessante. La fauna che l'escursionista più attento potrà osservare è rappresentata da vertebrati, in particolare da alcuni mammiferi di grossa mole e soprattutto da uccelli che nidificano numerosi nel periodo primaverile. Tra i cervidi ben rappresentato è il capriolo che occupa soprattutto le aree boscate inframmezzate da radure e la fascia degli arbusti contorti. Lo si può osservare con una certa facilità in primavera-estate, all'alba e al tramonto, quando esce allo scoperto in cerca di cibo nei pascoli adiacenti la strada Graziani. Presente anche se poco comune è il cervo, insediatosi per lo più in territorio trentino nei boschi sovrastanti la Val d'Adige.
Nelle zone rocciose e nelle praterie alpine, al limite superiore della vegetazione arborea, è possibile osservare il camoscio. Questa specie è stata reintrodotta con successo, in più riprese, a partire dal 1987-88, dall'Amministrazione Provinciale di Verona e conta attualmente una popolazione di oltre 100 individui.
La marmotta, anch'essa reintrodotta negli anni 1975 e 1976, è presente con numerose colonie; la si può vedere con facilità in località Forte di Naole, Malga Artillone, Pra Alpesina, Ventrar e nelle valli dei circhi glaciali del versante gardesano.
Nei boschi misti di latifoglie e conifere è facile scorgere lo scoiattolo mentre si sposta da un ramo all'altro in cerca di cibo. Molte altre specie di mammiferi, pur essendo abbastanza comuni, per le loro piccole dimensioni o per le abitudini prevalentemente notturna passano facilmente inosservate: fra queste si ricordano la donnola, la faina, la martora, il tasso, la lepre comune, la volpe e numerosi micromammiferi.
Sono tuttavia gli uccelli i vertebrati che più facilmente si possono osservare durante un'escursione sul Monte Baldo. Tra i rapaci presente è l'aquila reale; nidifica sulle pareti rocciose sovrastanti la Val d'Adige ed è facilmente avvistabile mentre, roteando alta nel cielo, vain cerca di prede. Comuni sono ilo gheppio, lo sparviere, l'astore, la poiana e il nibbio bruno.
Durante il periodo invernale e nel corso della migrazione primaverile è stato più volte segnalato il falco pellegrino. Di grande rilievo risulta inoltre il recente avvistamento di un gipeto (o avvoltoio degli agnelli) con ogni probabilità proveniente dal vicino massiccio trentino del Brenta.
Tra i rapaci notturni raro è il maestoso gufo reale di cui è stata comunque accertata la nidificazione in Val d'Adige. La civetta capogrosso e la civetta nana frequentano i boschi misti maturi di conifere e latifoglie inframmezzati da ampie radure, spesso ai margini di prati e pascoli. Comune è l'allocco mentre localizzata risulta la presenza del gufo comune.
Tra i galliformi di montagna,nei pascoli d'alta quota, tra gli arbusti contorti, al limite superiore della vegetazione arborea, si possono incontrare il gallo forcello e la coturnice. Molto elusivo e più difficile da osservare è invece il francolino di monte, un piccolo tetraonide legato a zone boscate in prossimità di valloncelli umidi e freschi, la cui popolazione appare attualmente in ripresa dopo un periodo di rarefazione. Raro è il gallo cedrone.
Nei boschi misti maturi di faggio e abete bianco nidifica con poche coppie il picchio nero; il più diffuso è invece il picchio rosso maggiore, osservabile anche alle quote meno elevate nei boschi termofili e nei castagneti da frutto insieme al picchio verde e al torcicollo.
Tra i corvidi facilmente osservabili, nelle zone più aperte, sono la cornacchia grigia, la cornacchia nera, il corvo imperiale, l gracchio alpino e, nei boschi, la ghiandaia e la nocciolaia. Alle quote più elevate, sulle pareti e sui ripidi costoni rocciosi che sovrastano i pascoli alpini, in estate, si possono osservare il balestruccio, la rondine montana, il rondone maggiore e, lungo il sentiero del Ventrar, il raro picchio muraiolo. Oltre a quelli menzionati, moltissimi sono gli uccelli che è possibile osservare sul Monte Baldo: tra i più comuni e abbondanti ricordiamo il cuculo, lo storno, il merlo, il tordo bottaccio, il merlo dal collare, il pettirosso, lo scricciolo, il codirosso spazzacamino, il culbianco, l'allodola, la capinera, lo stiaccino, il saltimpalo, alcuni paridi ( cinciallegra, cinciarella, cincia mora, cincia bigia alpestre, codibugnolo), il regolo, il fiorrancino, il fringuello e lo zigolo giallo.
Tra i rettili,nelle aree più aride e sassose, in prossimità dei muretti a secco e tra le pietre al margine dei sentieri, le specie più frequenti sono la lucertola muraiola, il ramarro, la vipera comune, il marasso, il biacco e il colubro liscio.
Tra gli anfibi, negli ambienti più freschi e umidi, frequenti sono il rospo comune, la rana rossa, la slamandra pezzata, l'ululone dal ventre giallo e il tritone alpestre.
Ricco e vario è infine il gruppo degli invertebrati con numerose specie di notevole interesse. Tra gli insetti in particolare sono state censite undici specie di stafilinidi del genere Leptusa di cui ben otto sono endemiche. Le specie di farfalle note finora per il Monte BAldo sono 950 e rappresentano oltre il 50% dell'intera fauna di macrolepidotteri censiti in Italia. Tra esse meritano di essere ricordati alcuni importanti endemismi come l'Erebia pluto burmanni e il Psodos baldensis.
La Vegetazione
Il Monte Baldo è conosciuto in tutto il mondo per la sua straordinaria ricchezza floristica. Risalendo le sue pendici è possibile osservare una successione vegetazionale che partendo da un ambiente di tipo mediterraneo si trasforma progressivamente in un ambiente tipico di tundra alpina. La concomitanza di fattori quali l'azione mitigante del lago di Garda, la notevole escursione altimetrica e l'isolamento geografico hanno infatti determinato lo sviluppo di una vegetazione quanto mai ricca e artcolata. Nel Quaternario inoltre alcune glaciazioni sconvolsero il pianeta determinando l'avanzamento dei ghiacci fino alle nostre regioni. La flora e la fauna preesistenti furono così; in gran parte decimate, alcune specie però riuscirono a sopravvivere insediandosi nei cosiddetti "massicci di rifugio". La parte più elevata della catena baldese si è comportata come tale ospitando diverse specie vegetali e animali che altrove sono scomparse (endemismi). Questo spiega la presenza sul Monte Baldo di specie caratteristiche delle zone calde accanto al altre tipiche di quelle temperate o fredde.
Immediatamente a ridosso del lago si estende unna fascia fortemente antropizzata caratterizzata dalla coltivazione della vite e soprattutto dell'ulivo. più in alto, fin verso i 600-700 metri di quota, si mantiene una vegetazione naturale spontanea costituita fondamentalmente da roverella (Quercus pubescens) nelle zone asciutte e soleggiate e da carpino nero (Ostrya carpinifolia) sui versanti più umidi e freschi. In questi boschi cedui, discontinui e di leento accrescimento, alla rocerella e al carpino si associano in genere l'orniello (Fraxinus ornus), il cerro (Quecus cerris), il pero corvino (Amelanchier ovalis), il bagolaro (Celtis australis) e l'albero di Giuda (Cercis siliquastrum).
Nelle zone più aride e secche, spesso su versanti ripidi e scoscesi, si trovano estese macchie di leccio (Quecus ilex), associato spesso con l'ilatro (Phillyrea latifolia) e l'alaterno (Rhamnus alaternus). Si tratta di vegetazione relitta xeroterma (tipica cioè dei climi secchi e aridi), testimone di condizioni ambientali ben diverse dalle attuali e risultano delle variazioni climatiche connesse con le glaciazioni quaternarie. Dove invece il suolo è più evoluto e moderatamente acido si rinvengono alcuni castagneti da frutto.
Le superfici a prato presenti in questa fascia non occupano grandi estensioni. Esse si ritrovano per lo più sul versante orientale mentre su quello occidentale sono in pratica assenti per l'elevata pendenza del terreno. Dove il suolo è più ricco si sviluppano prati pingui caratterizzati dalla presenza dell'erba altissima (Arrhenatherum elatius) mentre nelle aree più aride e ripide gli arrenatereti vengono sostituiti da prati più poveri e magri: i brometi, la cui specie più significativa è il bromo (Bromo erectus).
La fascia immediatamente superiore è caratterizzata dalla faggeta di cui è possibile individuare sul Monte Baldo due distinte tipologie: una più termofila a contatto con i boschi a carpino e orniello ed una invece con carattere spiccatamente mesotermo alle quote più elevate.
Nella faggeta termofila, rada e luminosa, al faggio (Fagus sylvatica) si associano spesso il carpino e l'orniello e, nello strato arbustivo, il nocciolo (Corilus avellana), il viburno lantana e la rosa cavallina (Rosa arvensis). Lo strato erbaceo è ricco di numerose specie tra cui molte orchidee, l'erba trinità (Hepatica nobilis), l'erba limona (Melittis melissophyllos) e il ciclamino delle Alpi (Cyclamen purpurascens). Tra i 1000 e 1400 metri di quota, su suoli freschi e profondi, si sviluppa la tipica faggetta montana di cui oggi però sul Monte Baldo rimangono solo alcuni lembi residui, a testimonianza di ben più estese formazioni esistenti prima del loro estirpamento per far posto agli attuai prati e pascoli di montagna. I boschi rimasti sono ben sviluppati e rigogliosi, con il faggio sempre dominante al quale solo occasionalmente si accompagnano altre specie arboree quali l'acero di monte (Acer pseudoplatanus), il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), il sorbo montano (S. aria) e il ciliegio selvatico (Prunus avium). Il sottobosco, a causa della ridotta quantità di luce che arriva al suolo, è povero o addirittura assente.
I prati caratteristici di questa fascia sono, a partire dal basso, gli arrenatereti, i triseteti - la cui specie più significativa è l'avena d'oro (Trisetum flavescens) - , i festuceti e, sui pascoli più aridi e magri, i nardeti e i brometi.
Ad altitudini superiori il faggio risulta spesso consociato all'abete bianco (Abies alba) e soprattutto all'abete rosso (Picea excelsa) la cui diffusione è stata largamente favorita dall'intervanto dell'uomo.
Merita una nota particolare lo splendido bosco misto di latifoglie e conifere della Riserva Integrale di Lastone-Selva Pezzi sul versante occidentale del rilievo. Il bosco è caratterizzato dalla presenza di faggio (dominante) e di abete rosso e bianco, mescolati assieme in diversa percentuale che termina nella parte superiore con un rado lariceto.
Alle quote più elevate, al di sopra della vegetazione arborea, si estende l'orizzonte degli arbusti contorti e dei pascoli d'altitudine. Questa fascia è caratterizzata essenzialmente da distese ampie e più o meno discontinue di pino mugo (Pinus mugo) con sporadiche presenze di ginepro nano (Juniperus comminis ssp. nana), salice glabro (Salix glabra) e sorbo degli uccellatori. In maggio e giugno nelle raduire tra i mughi dominano le splendide fioriture della peonia (Peonia officinalis), dei rododendri (Rhodendron ferrugineum e R. Hirsutum) e dell'erica carnea (Erica carnea). I ghiaioni, i macereti e le zone più ripide, su suolo calcareo, permeabile e dunque povero d'acqua, sono caratterizzate dalla presenza di sesleria comune (Sesleria varia) e carice sempreverde (Carex sempervirens) che formano il cosiddetto seslerieto-sempervireto, un'associazione di grande importanza per la conservazione del suolo. Nella flora delle zone più elevate della catena baldese spiccano alcuni importanti endemismi tra cui il ranuncolo di Kerner (Callianthemum kerneranum), la carice candida (Carex baldensis), la campanula del M. Baldo (Campanula petraea) e l'anemone del M. baldo (Anemone baldensis).
Sulle creste e nelle vallette nivali, dove la neve accumulatasi durante l'inverno persiste per molti mesi, si osservano piccoli cespugli striscianti di salici nani (Salix herbacea, S. retusa, S. reticulata) e una rada vegetazione erbacea a carice rigida (Carex firma), sesleria minore (Sesleria sphaerocephala), geranio argentino (Geranium argenteum) e silene a cuscinetto (Silene acaulis).
Notizie utli
Come si arriva alla Foresta Demaniale del Monte Baldo:
Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo, principali centri del settore veronese, si possono raggiungere seguendo, dal casello di Affi, sull'autostrada del Brennero A22, le numerose indicazioni per il Monte Baldo. Molte sono poi le strade e i sentieri che dalla sponda veronese del lago di Garda, risalendo le pendici del monte conducono alle principali località baldesi.
Percorrendo l'autostrada A22 e uscendo a Rovereto Sud, in circa mezz'ora di auto si può raggiungere Brentonico, ideale punto di partenza per le escursioni nel settore trentino del rilievo.
Veneto Agricoltura - Centro forestale di Verona
tel. 045/913620 fax 045/917800
Comunità Montana del Monte Baldo
tel. 045/7241600
Corpo Forestale dello Stato
tel. 045/8350055
Azienda di promozioni turistica n.13
tel. 045/592828






